ALLERTA METEO | 17 Novembre 2014

Stato vs Regioni

Braccio di ferro fra Renzi e le Regioni, un conflitto costituzionale insanabile

di ROBERTO BETTINELLI

A giudicare dal ritardo che ha portato alla nascita delle Regioni, ben 37 anni dopo l’approvazione nell’assemblea costituente, non ci si deve stupire del pessimo rapporto che intrattengono con lo stato centrale. Un dissidio che ha sempre avuto un motivo ben preciso: i soldi. 

Quando non c’erano ancora le Regioni, lo Stato, inadempiente rispetto alla Costituzione, diceva che non poteva permettersele. Ora che ci sono, la solfa è la stessa, con lo Stato che dice che costano troppo. In realtà, accanto a quella econimica, c'era anche un'altra motivazione, tutta politica. Era il Pci a volere a tutti i costi le Regioni per ritagliarsi un ambito di potere reale, come già era avvenuto per alcune delle grandi amministrazioni comunali, compensando così l’esclusione che era costretto a subire nella competizione per il governo nazionale dove la Dc e gli alleati del centrosinistra avevano la certezza di vincere le elezioni. 

Tutto questo per dire che fra centro e periferia, in Italia, non è mai corso buon sangue. Una tara del nostro Paese che risale fino ai tempi dell’unificazione quando il modello napoleonico, fedele a un’impostazione accentratrice fondata sulla rete capillare delle prefetture, ebbe la meglio sulla proposta federalista di Cattaneo e Minghetti che avrebbe riconosciuto maggiore autonomia ai territori degli stati preunitari. 

Ma di recente il già compromesso rapporto fra Stato e Regioni è letteralmente esploso a causa dei danni del maltempo e della legge finanziaria voluta dal premier Renzi che ha drenato ulteriormente le risorse destinate agli enti locali fino a provocare la reazione rabbiosa dei ‘compagni’ di partito, i governatori Chiamparino e Burlando. “Ma si tratta solo di 4 miliardi di euro” ha risposto a muso duro Renzi in una delle sue frequenti apparizioni a ‘Porta a Porta’, il salotto buono della televisione italiana, denunciando l’esiguo peso dei tagli in rapporto alla cifra complessiva della spending review, intorno ai 15 miliardi di euro. 

A seguito della nuova ondata di maltempo che ha colpito nell’ultimo fine settimana la Liguria, il Piemonte e la Lombardia, e che ha provocato altre quattro vittime, il braccio di ferro fra Regioni e Stato, e quindi tra i governatori e il premier Renzi, ha raggiunto un livello di tensione mai visto. Burlando ha dichiarato che a Genova e in Liguria i danni ammontano a mille miliardi quando “il sistema degli enti locali può coprire al massimo 65 miliardi”, il suo assessore al Bilancio Pippo Rossetti ha tuonato sulle pagine di Repubblica dicendo che deve essere Renzi, approfittando del semestre europeo, a chiedere un piano nazionale di 100 miliardi per mettere in sicurezza i territori a rischio. L’Unione Europea, ha specificato Rossetti, dovrebbe collocare gli investimenti al di fuori del patto di stabilità, stabilendo una deroga  al limite del 3% del deficit. 

Renzi non si è scomposto e da Brisbane, dove partecipava ai lavori del G20, ha rimandato ogni critica al mittente dicendo che i disastri per il maltempo sono da attribuire a “20 anni di politica regionale da rottamare”. 

Al che i governatori, Pd o no, si sono infuriati e Burlando, fortemente sotto attacco per i ritardi di alcune opere strategiche a Genova che avrebbero potuto evitare l'esondazione del torrente Bisagno, ha reagito con stizza dicendo che “i condoni sono stati fatti a Roma, tre i 30 anni”. E ha aggiunto l’urgenza, riferendosi al premier, di “passare dalle chiacchiere ai fatti”. Un invito fatto anche del governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che dal governo attende i promessi 80 milioni per provvedere agli effetti disastrosi delle esondazioni del Seveso e del Lambro, ma che finora non ha visto un euro.

Ma i danni e le spese per il maltempo sono solo l’ultimo, plateale episodio di uno scontro che coinvolge i livelli di governo più elevati della Repubblica. E ancora una volta a determinare le ostilità sono i soldi. Nell’ultima finanziaria il governo ha tagliato 4 miliardi alle Regioni, 1,2 miliardi ai Comuni e 1 miliardo alle Province. Ma secondo la Cgia di Mestre nel 2014 andranno a regime anche i tagli delle manovre precedenti e allora la cifra sarà più alta, ben 15 miliardi. 

Insomma, con Renzi sembra continuare un’operazione di marketing politico che vede ridurre le risorse in periferia per consentire al governo centrale di turno di pubblicizzare super manovre da 30 miliardi di euro, dimenticando che nel frattempo gli enti locali sono obbligati a diminuire i servizi e ad aumentare le tasse. 

Ma fra questi servizi c’è di tutto: dalla manutenzione delle strade e dei ponti alla sicurezza idrogeologica. Quanto alle tasse locali, dal 1997 al 2013 (fonte Cgia-Mestre), sono aumentate del 204%, quasi 75 miliardi di euro. La cosa che stupisce è che la spesa pubblica, nello stesso periodo, ha avuto un incremento del 68,7%, quasi 300 miliardi. L'allarme è stato lanciato anche dalla Cisl con un rapporto che sottolinea come il bonus Irpef da 80 euro è andato a beneficio di oltre 8 milioni di famiglie con un importo medio di quasi 683 euro, ma è stato divorato dall'aumento della tassazione locale. 

Delle due l’una. O ha ragione Renzi e i governatori hanno troppi soldi da spendere e finora li hanno buttati via, oppure è Renzi che sbaglia, o mente, e le Regioni non hanno risorse sufficienti per provvedere alla sicurezza del suolo. Nell’attesa della verità, l’Italia è sott’acqua. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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