IL VOTO | 10 Novembre 2017

«Stop alla contrapposizione tra ambiente e industria»

«No alla contrapposizione ideologica tra difesa dell’ambiente e sostegno all’industria». In Commissione Trasporti UE la revisione della direttiva rinnovabili. L'eurodeputato Salini (FI): «Bocciato dossier dei Verdi: PPE difende target del 27%»

di REDAZIONE

Battaglia in Commissione Trasporti (Tran) per il Partito popolare europeo, che nelle ultime ore è riuscito a bloccare l'incursione dei Verdi, impedendo l'approvazione di un documento dal sapore anti industriale. Al centro della discussione la nuova direttiva rinnovabili al vaglio dell'Unione Europea. Un testo proposto dalla Commissione Juncker finito sotto l'esame dell'Europarlamento, dove sarà studiato da tutte le commissioni competenti. Tra queste la Tran, di cui è membro l'eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini, responsabile PPE per il dossier, che avverte: «Per target e strumenti giuridici, l’UE è la punta di diamante della battaglia globale per la tutela del Pianeta: per questo deve seguire una strada responsabile e davvero sostenibile, evitando che l’accordo di Parigi alimenti una contrapposizione ideologica e anacronistica tra difesa dell’ambiente e sostegno all’industria». 

«Oggi - prosegue Salini commentando la bocciatura del testo (30 contrari, 11 favorevoli) - il PPE ha respinto il target del 35% proposto dai Verdi (che esprimevano il relatore dell’opinion) e difeso l’obiettivo della Commissione UE di portare al 27% entro il 2030 il contributo delle rinnovabili nel mix energetico, un target già molto sfidante per il sistema industriale europeo, primo al mondo per investimenti in sostenibilità ambientale». 

Tecnicamente si tratta dell’opinion sul dossier RED 2 relativo alla revisione della direttiva fonti rinnovabili, in merito alla quale Salini è intervenuto anche alla Conferenza di alto livello sull’energia pulita, organizzata martedì 7 novembre a Bruxelles. 

«Come PPE - spiega l'eurodeputato - abbiano inoltre chiesto che il parametro del 27% venga fissato a livello generale UE, senza imporre target nazionali che metterebbero a rischio intere economie dei Paesi membri, e ribadito il no ad un passaggio immediato e non graduale ai biofuel di seconda generazione, che comprometterebbe l’impegno delle aziende che stanno ancora ammortizzando gli investimenti sostenuti per i biocarburanti convenzionali, decisi meno di otto anni fa seguendo la direttiva UE RED1 del 2009».


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