IL MASSACRO DEI CRISTIANI | 30 Aprile 2015

Sui diritti umani niente prediche dall’Onu

Naufragio nel Mediterraneo. Il segretario Onu: no alla soluzione militare in Libia. Le Nazioni Unite scendono in campo per difendere il diritto di asilo dei migranti ma restano inerti sulle persecuzioni dei cristiani, discriminati «in 151 dei 193 stati»

di LUCA PIACENTINI

Lo stallo politico dell’inviato speciale nella polveriera libica, le inefficaci risoluzioni umanitarie per la Siria, il silenzio dopo le parole del Papa sul genocidio degli armeni, il dito unilateralmente puntato contro Israele a causa di fantomatiche violazioni dei diritti umani e l’indulgenza verso i paesi islamici che invocano la distruzione "dell’entità sionista". La lista delle ambiguità culturali e dei fallimenti politici collezionati dall’Onu negli ultimi mesi evidentemente non era abbastanza lunga. Ci mancava la lezioncina di Ban Ki Moon all'Unione Europea sul bombardamento ai barconi dei trafficanti di morte del Mediterraneo: è sbagliato colpire le imbarcazioni - ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite in una recente intervista - non c’è soluzione militare alla tragedia umana, sottolineando che la sfida, piuttosto, è «il miglioramento dei soccorsi e dell’accesso alla protezione, ma anche assicurare il diritto all’asilo». 

Prese le distanze dalle dichiarazioni bellicose pronunciate dai leader europei sull’onda emotiva del naufragio nel canale di Sicilia, Ban Ki Moon si è affrettato a sottolineare l’attenzione dell’Onu per «la sicurezza e i diritti umani» e la necessità che gli sforzi di tutti siano diretti a «salvare vite umane». Pronunciate dal pulpito di un’organizzazione che negli anni, proprio sul fronte dei diritti, ha mancato molti degli obiettivi chiave che ne identificano la mission, queste parole suonano quasi grottesche. 

Sgomberiamo il campo dagli equivoci: qui nessuno vuole difendere l’indifendibile, cioè l’Unione europea, che anzi, quanto a lentezza e inefficacia, in molte partite fa a gara con l’Onu. Proprio sull’emergenza immigrazione l’Ue ha dato l’ultima dimostrazione di inadeguatezza. Il Consiglio europeo, massimo organo politico dell’UE, aumentando i fondi e portando la spesa per Triton ai livelli dell'italiana Mare Nostrum ma senza un analogo mandato di ricerca e soccorso, ha deluso le attese, evidenziando la propria inconsistenza. Insomma: nonostante i vertici dell’organizzazione internazionale si affannino per dimostrare il contrario, quanto a inconcludenza l’Ue fa il paio con l’Onu. Il parallelismo tra la sterilità delle due istituzioni risulta tanto più clamoroso guardando alla mancanza di attenzione, per usare un eufemismo, verso le persecuzioni subite dai cristiani nel mondo. 

A Strasburgo le forze europarlamentari della sinistra ce l'hanno messa tutta per eliminare la parola 'cristiani' dalla risoluzione sulla strage in Kenya all'inizio di aprile, quando 142 studenti sono stati assassinati dai terroristi di Al-Shabaab. Secondo testimoni, gli estremisti islamici sono entrati nel campus di Garassa proprio cercando i 'cristiani'. Nonostante ciò, il Partito Polare Europeo ha dovuto condurre un’aspra battaglia politica per emendare il documento, resistendo ai tentativi di censura della sinistra, che avrebbe preferito parlare genericamente di 'studenti', omettendone la fede. 

L'ottusità dell'Onu sugli attacchi ai cristiani è invece stigmatizzata dalla recente denuncia dell’osservatore vaticano mons. Bernardito Auza. Le cifre snocciolate dal religioso in occasione di una conferenza sul tema che si è tenuta a New York ritraggono l’impotenza dell’Onu. In sei anni, tra il 2006 e il 2012, i cristiani sono stati perseguitati in 151 dei 193 Stati membri, ha spiegato mons. Auza, che ha parlato esplicitamente di «fallimento collettivo di questa organizzazione internazionale, il cui obiettivo primario è quello di risparmiare popoli e nazioni dal flagello della violenza e delle aggressioni ingiuste». 

L’osservatore Onu ha correttamente ricordato che, a marzo, per la prima volta, il termine ‘cristiani’ è apparso in una dichiarazione del Consiglio dei diritti umani. Ma si è trattato di una goccia nel mare del sangue versato dai martiri, oggi più numerosi rispetto ai primi secoli della Chiesa. 

La verità è che la libertà religiosa è in tragico declino, come ha ricordato il Vaticano, e le fragili istituzioni politiche internazionali non sembrano in grado di fermarlo. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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