LA GRANDE SINISTRA | 20 Ottobre 2014

Sul carro del vincitore

In fuga da Sel per costruire il grande partito della sinistra

di ROBERTO BETTINELLI

Tutti sul carro del vincitore. Che allo stato attuale può essere solo uno: Matteo Renzi. L’ennesima fuga dai banchi parlamentari di Sinistra ecologia e libertà ha trovato il suo ispiratore in Giovanni Migliore che insieme ad altri colleghi ex vendoliani ha deciso di lanciare una nuova associazione. Il nome è Led e la sigla sta per Libertà e diritti - socialisti europei. Ne fanno parte i fuori usciti di Sel ma l’obbiettivo è raccogliere consensi anche fra i 5 Stelle più delusi. Obbiettivo ufficiale: sostenere Renzi. Quello ufficioso: rafforzare la minoranza interna del PD e spingere il governo a una politica più in linea con le richieste della sinistra radicale. 

“Lavoriamo per unificare il campo della sinistra” ha detto Migliore che il giorno della presentazione ufficiale dell’associazione ha invitato il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini insieme a Gianni Cuperlo, il radical chic che Renzi ha battuto nella corsa a segretario e che almeno in via ufficiale guida i dissidenti Dem. 

L’operazione risponde al tentativo di allargare il campo d’influenza del PD. Una vera urgenza per Matteo Renzi in vista della grande battaglia sulle unioni civili. E’ questo il motivo per cui il premier non sembra vederla come una proposta ostile ma come l’opportunità di estendere in parlamento la sua influenza. Sa bene che le prossime misure sulle coppie di fatto rischiano di alterare il rapporto di fedeltà con gli alleati del Nuovo centrodestra. Se qualcosa di buono ha fatto finora, è perché Alfano, Lupi e la truppa di Ncd hanno garantito il loro sostegno. Una lealtà rispetutamente testata e che nasce da una sana e vicendevole convenienza. 

L’annuncio degli 80 euro per le neomamme che Renzi ha fatto dal palcoscenico bersluconiano di Mediaset, è da includere nella strategia che ha lo scopo di riportare ordine e compattezza tra i Dem sempre più lacerati da un conflitto di coscienza. Ma procedendo su questa strada la collisione con i partner di governo è assicurata. Senza l’aiuto dell’esiguo ma importantissimo Ncd il premier non avrebbe raggiunto nessuno dei risultati che ama sbandierare quando appare in pubblico e sarebbe in totale balia dei mal di pancia di un partito che nonostante l’ansia di rinnovamento evidenzia un pericoloso conservatorismo di impronta statalista. 

L’articolo 18, il dissidio con la minoranza interna di Bersani e D’Alema, il braccio di ferro con i sindacati, il duetto con Confindustria, sono tutti elementi che hanno indebolito la compattezza del PD costretto a inglobare un’altra fetta di sinistra per non perdere l’iniziativa in previsione dell’offensiva laicista. 

Pare che sul piatto Migliore abbia messo la sua futura candidatura a sindaco di Napoli e che i Dem siano disposti ad accontentarlo pur di beneficiare di una maggioranza più ampia. Ma aumentare il numero dei sostenitori, come spesso accade in politica, non significa automaticamente incrementare l’efficacia di un governo. Nove volte su dieci accade proprio il contrario. Più sono gli appetiti da sfamare, più si litiga e prima si avvicina il momento in cui tutto salta in aria. 

I fuoriusciti di Sel non fanno che parlare di socialdemocrazia ma l’interpretazione che danno a questa parola ha ben poco a che fare con ciò che intende Renzi e molto a che fare con ciò che intende il rivale Cuperlo. Ora però in maggioranza ci sono anche loro e c’è da scommettersi che saranno utilissimi quando si scatenerà il finimondo sulle unioni civili e sui diritti delle coppie gay. Renzi ne è consapevole e, da buon tattico quale è, li accoglie a braccia aperte. Ma se vuole tentare di realizzare anche la decima parte di ciò che ha promesso agli italiani, si guardi bene dal sottovalutarli. Sono tutto tranne che alleati sicuri e quando dovranno scegliere tra lui e la missione di costruire il grande partito della sinistra italiana affossando colui che ne rappresenta la vocazione più centrista e meno intransigente, non c’è dubbio su quale sarà la loro decisione. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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