LA SCOMMESSA | 15 Giugno 2015

«Sul mercato grazie al lavoro dei disabili»

La persona al centro senza rinunciare alla competizione. Il presidente della cooperativa di lavoro per disabili Nuova Iride di Monza: «Non riceviamo contributi pubblici: viviamo del mercato e dei nostri clienti»

di REDAZIONE

Stanno sul mercato grazie anche al lavoro dei disabili. Coniugano qualità e assistenza, formazione e competizione. Muovono da un ideale preciso, di ispirazione cristiana, e sfidano il mondo del lavoro facendo in modo che ciascuno dia il meglio di sé. E i risultati si vedono. Non solo per i portatori di handicap, ma anche per le imprese, che grazie all'attività dei disabili sono arrivate perfino a modificare alcuni processi produttivi. «Si tratta di uno scambio reciproco e riuscito - spiega Enrico Novara, presidente della cooperativa di lavoro Nuova Iride di Monza - Pensi che una delle aziende che serviamo ha migliorato il processo produttivo globale partendo dalla nostra modalità di lavoro». Alla Nuova Iride i ragazzi disabili trovano un contratto e una retribuzione. «Di più - sottolinea Novara - diventano soci, perché la nostra è una cooperativa a mutualità prevalente». 

L'attività della cooperativa copre in particolare tre settori, l'elettromeccanico, che occupa disabili impegnati nell'assemblaggio di quadri elettrici e micro interruttori, nella realizzazione di paralumi, componenti per la distruzione di liquidi e antenne wireless; il secondo ambito è legato alla vendita e al noleggio di ausili per i portatori di handicap, che dispone di un’officina dove la cooperativa è in grado di effettuare riparazioni grazie personale qualificato, intervenendo su una gamma molto ampia di dispositivi, dalle carrozzine ai sollevatori, ai letti ortopedici; da ultimo il servizio di formazione, quotidianamente seguito da una trentina di disabili provenienti da Monza e dai comuni vicini. 

Il binomio disabili-lavoro non si esaurisce nell’attività retribuita. «Il lavoro è espressione di sé - chiarisce Novara - La prima cosa che cerchiamo è che le persone possano esprimersi completamente, sfruttando fino in fondo questa forma di autocoscienza e di autonomia importantissima». 

«I ragazzi che lavorano nel settore produttivo sono una trentina, gli ospiti circa novanta - spiega il presidente - lavoriamo per le imprese del territorio, con cui siamo riusciti ad instaurare un rapporto costruttivo che non si ferma alla relazione fornitore-cliente. Pensi che molti dei loro dipendenti vengono a fare i volontari qui da noi, mentre a nostra volta siamo riusciti a cambiare le modalità operative delle aziende di cui siamo partner». 

La cooperativa nasce più trent'anni fa per andare incontro alle necessità concrete dei territori brianzolo e monzese. «Le prime persone disabili che uscivano dalla scuola avevano bisogno di proseguire un percorso per l'inserimento lavorativo. Negli anni abbiamo aperto diversi centri socio educativi e laboratori produttivi. In molti sono passati da noi trovando un'opportunità di lavoro stabile». Da un lato ci sono i volontari, molti dei quali pensionati che hanno ancora voglia di mettersi in gioco, mentre l'attività di «contatto e relazione, fondamentale per i ragazzi, è svolta dagli educatori». Il presidente Novara tiene a precisarlo: «Al centro della nostra cooperativa c'è l'integrazione delle abilità, non si tratta solo di "dare un lavoro" o "insegnare un lavoro" ai disabili. Ma di "lavorare insieme con" loro, selezionando chi sa fare certe cose e chi sa farne altre. Io in alcuni lavori neppure mi cimento, perché non saprei da che parte iniziare. E ci sono mansioni, come il montaggio di alcuni elementi ripetitivi, che le persone disabili riescono a svolgere in modo più efficace, concentrandosi molto meglio di quanto non sia in grado di fare io». 

Per contro, aiuto alla persona non significa rinunciare a generare valore economico: «Sulla cooperativa di lavoro non riceviamo alcun contributo pubblico - sottolinea il responsabile - Viviamo del mercato e dei nostri clienti». Certo, le difficoltà non mancano. Non tanto dal contesto locale, quanto da problemi di sistema: «Da un lato la crisi del welfare, dall'altro la generale mancanza di lavoro che si sperimenta in Italia, con le difficoltà collegate di trovare commesse utili ai ragazzi disabili». Per valorizzare fino in fondo questo tipo di cooperative, servirebbe un rapporto più stabile tra mondo del profit e del non profit: «La strada migliore sarebbe aumentare le possibilità di scambio, perché il bene che noi rappresentiamo non è soltanto nostro, ma è un bene comune».


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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