PIANO JUNCKER | 03 Dicembre 2014

«Tagliare gli sprechi della burocrazia europea»

I 300 miliardi di euro vanno trovati, ma senza toccare i fondi Cef e le infrastrutture strategiche

di REDAZIONE

Tagliare gli sprechi dell'Europa per finanziare il piano Juncker. 

«Il piano di investimenti da 300 miliardi di euro destinato a rilanciare l'economia del continente non metta a rischio le infrastrutture strategiche. La commissione europea finanzi piuttosto il piano Juncker tagliando gli sprechi e riducendo le risorse in settori già ampiamente sostenuti come l'ecologia dove abbiamo raggiunto l'eccellenza pagandola però a caro prezzo, destinando quote eccessive del bilancio comunitario e facendo gravare sulle nostre aziende i costi di una burocrazia insostenibile». 

Lo ha dichiarato l'europarlamentare del Ppe Massimiliano Salini intervenendo nel corso della seduta per l'insediamento del commissario ai Trasporti Violeta Bulc. 

«Il piano proposto da Juncker va nella direzione giusta - ha detto l'eurodeputato del Ppe rivolgendosi al neo commissario Bulc - ma sarebbe paradossale finanziarlo togliendo risorse ad un settore, come quello delle infrastrutture, che vede i privati già coinvolti da mesi nella progettazione. Per attivare i 300 miliardi di investimenti, infatti, il piano prevede un finanziamento di 21 miliardi da parte dell'Unione Europea. Ma 3,3 miliardi dovranno arrivare dai fondi Cef (Connecting Europe Facility) che sono destinati alle opere infrastrutturali ritenute strategiche e dai quali, in Italia, dipendono progetti cruciali come la navigazione interna del Po e la Tav. Questo vuol dire mettere a rischio interventi strutturali che generano posti di lavoro e sono nati per aumentare la competitività delle nostre aziende». 

«Propongo invece di reperire le risorse avviando da un lato, una spending review sistematica che individui gli sprechi negli uffici della Commissione, e dall'altro, una riduzione dei finanziamenti alle politiche ambientali, nelle quali l'Unione europea ha già ampiamente dato prova di virtuosismo. Produciamo meno del 10% di anidride carbonica a livello mondiale. Ma è inutile essere i primi della classe quando si parla di ecologia se poi le nostre aziende chiudono o perdono competitività per la mancanza di infrastrutture e a causa di un sistema burocratico che obbliga al rispetto di vincoli che avvantaggiano i nostri competitor». 


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