BILANCI | 30 Marzo 2015

Tassa e spendi: ecco la 'Nottingham' di Pisapia

Nei bilanci di un Comune si trova il pensiero di una città. Ecco allora qualche appunto sui bilanci dell’amministrazione Pisapia, tra tasse e gabelle che avrebbero fatto impallidire il mitico sceriffo nemico di Robin Hood

di DUCA LAMBERTI

Il Comune di Milano si appresta ad approvare il quarto bilancio del mandato di Giuliano Pisapia, e, osservando il comportamento dell’Amministrazione in materia di “costi e ricavi”, si comprendono, nel concreto, scelte e priorità di una Giunta. Il bilancio, si sa, è un atto amministrativo difficilmente comunicabile – non sta in 140 caratteri, non ammette hashtag, non fa fare titoli sui giornali, o like sui social network – ma esprime meglio di ogni slogan l’idea politica di un Sindaco o di una coalizione che governa una città.

Nel primo anno dell’amministrazione Pisapia, le chiavi della cassaforte erano affidate a Bruno Tabacci, politico di lungo corso e amministratore navigato. Tabacci tentò di trasformare anche Palazzo Marino in una merchant bank, come D’Alema con Palazzo Chigi. La vendita di pezzi di Sea o di Serravalle, il riassetto della governance di A2A, la fusione di Atm e Trenord davano al politico mantovano la possibilità di dialogare da pari a pari con il mondo della finanza e delle banche. Dopo un solo anno, però, il giocattolo si è rotto, sia a causa di alcuni pasticci da far arrossire Totò (chi non ricorda la cordata indiana che presenta un’offerta per SEA con 10 minuti di ritardo?) e insospettire la magistratura, sia per la fiera opposizione interna dell’ala sinistra della coalizione, per cui ogni vendita è un cedimento al ruolo del “pubblico”.

Tabacci cede così alle sirene romane, salpa per il Parlamento, e al suo posto si siede la “ragioniera” Francesca Balzani. Il lavoro dell’assessore al Bilancio ha l’obiettivo di portare a pareggio un bilancio nonostante il calo dei trasferimenti del Governo, e permettendo alla Giunta arancione di garantire servizi ai cittadini, equità sociale, ridistribuzione della ricchezza.

L’obiettivo della Balzani è quindi prendere a tutti “di più”, per permettere ai singoli assessori e al Sindaco di distribuire “meglio”.

Così Milano riacquista il poco invidiato primato di “capitale delle tasse”, con aumenti e inserimenti di tasse e gabelle da far impallidire lo sceriffo di Nottingham. Il catalogo è veramente impressionante: Pisapia inserisce l’addizionale Irpef allo 0,2% nel 2011, per poi alzarla fino allo 0,8% del 2013, il massimo possibile. Poi la Cosap, occupazione del suolo pubblico, ferma da anni a Milano che raddoppia da un anno con l’altro, colpendo prevalentemente commercianti, ditte di traslochi ed edilizia; l’Ici-Imu che, complici i pasticci del Governo, raddoppia sulle seconde case e sugli immobili commerciali e industriali; Tasi e Tares crescono dal 9% al 20%. Alla fine di questa grande abbuffata, secondo il centro studi ReAL Sintesi, Milano taglia il traguardo in testa con 905 Euro ad abitante di tasse locali, davanti a Venezia, Roma e Cagliari. A questo si aggiunge un altro primato: Milano è la prima città d’Italia per multe automobilistiche: 176€ ad abitante, realizzate in gran parte con divieti di sosta e autovelox posti in punti strategici che “garantiscono” fino a 3mila contravvenzioni al giorno.

Sul fronte delle entrate, la Giunta si garantisce così non solo la copertura dei “minori trasferimenti”, ma anche le risorse per una politica fatta di erogazioni, distribuzioni, servizi da realizzare direttamente. La spesa corrente sale così di 500 milioni di euro, e il Comune decide di gestire “direttamente” attività e servizi prima realizzati in concorso con altri enti, società o soggetti, pubblici, privati e non profit. Due esempi: la disdetta del servizio di riscossione di Equitalia, che ha portato ad un sovraccarico dell’attività dei settori tributi e della polizia locale per la gestione delle multe; la gestione delle case popolari affidata a Metropolitana Milanese (!) che si è trovata così a dover assumere personale per dotarsi di competenze non sue. Analoghe scelte nei servizi educativi: via i contributi alle scuole paritarie, sospensione delle erogazioni per il sostegno agli alunni disabili (che vengono sostituiti con erogazione diretta di “ore di personale”), cessione allo stato della scuola “San Giusto”, elementare sperimentale del Comune di Milano che era diventato un caso di successo per animazione delle periferie, integrazione e coinvolgimento delle famiglie.

Nel dibattito sul futuro sindaco ci sarà spazio anche per i contenuti, per il racconto di un’idea di città, di cittadino di cittadinanza. Ognuno farà il suo racconto sulla “Milano di domani”, in un modo che possa essere emozionante, coinvolgente, concreto e coraggioso. Ci aspettano quindi quattordici mesi di sogni, ma, sempre, con un occhio al bilancio.


DUCA LAMBERTI

Nato negli anni Settanta a Milano, medico fallito, pregiudicato, questurino suo malgrado, tutto sommato un tipo poco raccomandabile. Innamorato di sua moglie, dei suoi figli e della sua città, che osserva da dentro e aspetta che diventi grande.

Twitter: @DucaLamb

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