MERCATO DEL LAVORO | 31 Maggio 2016

Tazza: «Più contratti a misura di territori e Pmi»

Testo Unico sulla Rappresentanza, l’intervista al presidente di Sistema e Impresa Berlino Tazza dopo la firma con il partner Confsal: «Rilanciamo il protagonismo dei corpi intermedi nell’interesse delle aziende e dei lavoratori»

di ROBERTO BETTINELLI

ROMA - «Una tappa decisiva che semplifica e rende più trasparenti le relazioni industriali affermando in modo inequivocabile l’importanza della contrattazione di secondo livello», così il presidente di Sistema Impresa Berlino Tazza dopo la firma del ‘Testo Unico sulla Rappresentanza’ con il partner Confsal lo scorso 25 maggio a Roma presso la sede di viale di Trastevere. «L’accordo - continua Tazza che ha siglato il documento con il presidente di Confsal Mario Paolo Nigi - stabilisce le regole per la contrattazione collettiva nazionale nell’ambito dell’industria e dei servizi, i settori nei quali Sistema Impresa esercita la sua attività, puntando a valorizzare i negoziati che si svolgono a livello territoriale e adottando inediti strumenti di merito nel definire le forme di rappresentanza in azienda». 

Un obbiettivo che Berlino Tazza ha sempre inseguito con tenacia e che ha annunciato fra le priorità quando, lo scorso aprile, è stato eletto alla presidenza di Sistema Impresa, la confederazione nazionale che comprende 120mila aziende e oltre 600mila addetti. Ma ecco che cosa ci ha detto nell’intervista. 

«Una pietra miliare nel percorso di qualificazione dell’attività politico-sindacale e che dimostra la profonda sintonia, in merito a strategie e obbiettivi, che ci lega a Confsal. Se siamo arrivati a questo punto è perché condividiamo sia la fase di analisi sia la fase delle risposte. I corpi intermedi svolgono un lavoro concreto nei confronti di imprese e lavoratori e devono ambire ad un ruolo da protagonisti in un momento storico in cui si assiste a un tentativo di sminuire il ruolo delle parti sociali. Con questo documento, in una logica di mutuo riconoscimento, Sistema Impresa e Confsal rafforzano il proprio ruolo sindacale nazionale e la reciproca rappresentatività e rappresentanza».

Il testo unico è già stato sottoscritto da altre confederazioni. Ma non in assenza di polemiche…
«So che sono state avanzate perplessità in merito alla decisione di riservare la possibilità di accedere alle trattative per il contratto nazionale alle sigle con rappresentatività pari e oltre il 5%, rendendo efficaci ed esigibili per tutti i contratti siglati da organizzazioni con almeno il 50% più uno della rappresentanza. Capisco che si tratta di limiti stringenti. Ma a mio avviso abbiamo guadagnato in democraticità, semplicità ed efficienza impartendo regole certe di ingaggio per le parti sociali che riducono il rischio dell’autoreferenzialità e della frammentazione in una giungla di sigle di comodo. E’ un’azione che mette al centro delle politiche del lavoro la funzione della contrattazione esaltandola nella sua componente più dinamica e moderna». 

Si riferisce alla contrattazione di secondo livello?
«Si tratta di uno strumento indispensabile per la flessibilizzazione del mercato del lavoro a cui è possibile affidare alcune materie relative alle diverse peculiarità aziendali. È imprescindibile rendere il mercato più pronto e reattivo rispetto alle esigenze imposte dall’economia globalizzata. Davanti agli effetti lunghi della crisi e alla rigidità del mercato del lavoro ci siamo assunti, per esempio, l’impegno di incentivare misure che portino ad aumenti di retribuzione al raggiungimento degli obiettivi di produttività aziendale».

Il ‘centro’ e la ‘periferia’ della contrattazione sembrano rafforzarsi a vicenda…
«Questo è lo scopo. La responsabilizzazione della scala aziendale e periferica certifica nuove forme di rappresentanza ma questa esigenza, che emerge dalle stesse imprese e dai lavoratori, si collega ad un progetto di semplificazione degli indicatori di rappresentatività delle organizzazioni dei lavoratori a livello nazionale. E’ un risultato storico e ritengo che sia la strada corretta per disinnescare il pericolo di un provvedimento dogmatico, ingessato e inarticolato come il salario minimo».

E’ il solo pericolo?
«E’ la testa di ponte di un populismo strisciante che vuole fare tabula rasa delle intermediazioni sindacali, rinnegando il contributo decisivo che le parti sociali hanno saputo esprimere ai fini della realizzazione di spazi di vera democrazia. La nostra prerogativa è gestire la contrattazione. Una missione che va esercitata dalle forze datoriali e sindacali in piena autonomia. Non esiste un’altra strada per individuare i bilanciamenti che conducono alla definizione di un accordo. Siamo intervenuti a favore di un provvedimento che impone vincoli più serrati e regole più rigorose. E’ la testimonianza che Sistema Impresa e Confsal hanno la convinzione che il modello della contrattazione coincida con la sola opportunità concreta per tutelare le imprese e i lavoratori. Ed è un’opportunità che va giocata fino in fondo, con determinazione, senza equivoci e comode posizioni di rendita. Se siamo precisi, corretti e lineari siamo anche credibili agli occhi degli associati e di tutto il Paese».

Sistema Impresa rappresenta terziario e Pmi. Una sfida ambiziosa…
«Il mondo produttivo è caratterizzato da molte specificità. Ma i confini, a differenza del passato, si stanno facendo via via più labili. Un assottigliamento che deriva dall’estrema fluidità di un sistema economico chiamato in tutte le sue sfaccettature e complessità a tararsi in base alle urgenze dell’innovazione, della ricerca e della commercializzazione che un tempo caratterizzavano in esclusiva i programmi delle compagnie di grosse dimensioni. Credo che Sistema Impresa, attuando il binomio di terziario e industria, si qualifichi come un caso di eccellenza, dotato del giusto tempismo e di una straordinaria sintonia con ciò che sta accadendo nel panorama imprenditoriale italiano. Un mondo, quello della produzione, che deve poter essere trasferito specularmente sul versante datoriale e sindacale. Soltanto rispondendo fedelmente alla realtà del mercato nei termini di una capacità di rappresentanza moderna è possibile rimanere connessi sul fronte dei servizi e della tutela in sede politica e sindacale. Solo così si può pensare di fare il bene delle aziende e dei loro addetti». 

Qual è la vostra missione?
«Lottiamo per un modello di rappresentanza e rappresentatività che sia davvero al servizio delle aziende e, conseguentemente, perché il contesto delle relazioni sindacali diventi certo e sicuro, capace di costruire scenari vantaggiosi per tutti coloro che sono intenzionati a investire nel nostro Paese. Sappiamo di avere l’obbligo di guardare oltre gli steccati storici. Un coraggio che non nasce dal mero spirito di avventura ma dalla consapevolezza di chi sa che la crisi più prolungata della storia economica dell’Italia e dell’Occidente ha cambiato tutto. E per sempre. Le dimensioni e gli andamenti della domanda interna non consentono atteggiamenti nostalgici e protezionistici ma ci hanno spinto a sviluppare una forma mentis altamente competitiva in cui il tema dell’equità dei rapporti di lavoro procede al fianco di un confronto senza remore con le dinamiche della globalizzazione».


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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