PENSIERO UNICO | 09 Dicembre 2015

Terrorismo: quello che nessuno osa dire

Riconoscere la matrice islamica dei numerosi attentati che stanno colpendo i Paesi Occidentali sarebbe il primo passo per organizzare un’efficace strategia di difesa

di GIUSEPPE ZOLA

Abbiamo già visto come uno dei modi con cui il “pensiero unico” cerca di penetrare nella testa della gente è quello di distorcere la realtà, cercando di creare suggestioni che non corrispondono al vero. Gli strumenti tecnici di questa strategia sono quelli che abbiamo chiamato “buonismo” e “politicamente corretto”. Il primo tende a nascondere la realtà sulla base di un pregiudizio che strumentalmente oscura, quando fa comodo, aspetti che potrebbero contraddire la tesi che si vuole sostenere (ciò non toglie che, in altre circostanze il buonismo possa trasformarsi in palese “cattivismo”, come spesso avviene nei confronti soprattutto della Chiesa cattolica). Il politicamente corretto asseconda il conformismo imperante, fino a diventare una vera dittatura del pensiero, che impedisce ai più di andare oltre ciò che dicono alcuni sedicenti intellettuali o alcuni sedicenti leader politici, supportati in modo acritico dai grandi e potenti mezzi di comunicazione. Oggi è molto difficile e impopolare osare  dire cose diverse dallo tsunami del pensiero così come questi “maestri” impongono a tutti, il che impedisce di affermare cose “nuove”: chi ha questo coraggio viene subito emarginato e dileggiato. Siamo di fronte ad un martirio apparentemente non violento, ma molto efficace nelle sue conseguenze.

Uno degli aspetti che è vittima di questa preoccupante situazione consiste nel fatto che è difficilissimo, oggi, potere affermare che l’attuale forma di terrorismo ha a che fare con l’islamismo, anche se oramai da decenni avvengono stragi orrende messe in atto da persone appartenenti all’islam e rivendicate, in modo molto articolato, da organizzazioni islamiche, che motivano i loro atti con riferimenti espliciti al Corano ed al loro Dio. Ciò che è accaduto alle Torri Gemelle, a Madrid, a Londra, in Nigeria, in Kenia, su un aereo russo, due volte a Parigi, in una struttura per disabili negli USA non è evidentemente sufficiente. Di fronte a questi terribili avvenimenti c’è sempre e subito qualcuno, sia in Occidente sia in Oriente, che afferma che tutto ciò non ha nulla a che fare con i munsulmani. Anche di fronte al terrorismo delle brigate rosse, all’inizio c’era qualcuno che esso non aveva nulla a che fare con la storia del comunismo, fino a quando tutti hanno dovuto ammettere il contrario e ciò ha facilitato la lotta a quel terrorismo.

Anche oggi sarebbe più facile la lotta all’attuale terrorismo se si ricominciasse a dire la verità, a riconoscere la realtà. Ammettere che questa forma di violenza ha a che fare con certo islamismo, aiuterebbe ad assumere decisioni più efficaci ed a fare venire allo scoperto gli islamici “moderati”, che però non vanno oltre a parole di circostanza  e non assumono mai iniziative atte a sconfiggere questo cancro del mondo di oggi. Ed il mondo occidentale, stranamente, è tanto generoso nell’accusare la nostra storia per fatti avvenuti anche mille anni fa o duecento anni fa, mentre è cosi avaro nella libertà di riconoscere la radice violenta di certo mondo islamico, anche se ci sono atti concreti e contemporanei che dovrebbero essere evidenti in sé. Ci sono tanti ammalati di questa sorte di amnesia, in tutti i campi: tra i cattolici, tra i liberali, tra le forze di sinistra, tra gli storici, tra i giornalisti, tra i conduttori dei talk show.

Solitamente si giustifica questo atteggiamento con la paura di creare divisioni e incomprensioni (difficile che vengano addotti motivi economici e da petrodollari): ripeto che è una giustificazione irrazionale, perché senza verità si tradisce la storia e si impedisce di instaurare rapporti corretti con l’islam che non condivide il metodo terroristico. Gli intellettuali occidentali preferiscono addebitare la situazione a “crociate” avvenute mille anni fa, piuttosto che piegarsi con coraggio sulla realtà di oggi, che peraltro ha radici in forme di violenza presenti fin dall’inizio dell’esperienza islamica.

Il problema non è disconoscere la realtà, ma guardarla in faccia e, semmai, chiedere reciprocamente perdono per gli errori compiuti. L’unica cosa che non possiamo fare è comportarsi come le tre scimmiette, che non vogliono vedere, udire e parlare. Occorre coraggio per essere realisti, ma è l’unica strada per costruire un futuro di pace vera e non finta.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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