«IL MESE DELLE TASSE» | 09 Novembre 2015

Tributi e scartoffie, la «via crucis» delle imprese

Incubo tasse, novembre mese nero: 53 miliardi da pagare allo Stato. E per gli oneri amministrativi l'Italia rimane fanalino di coda: nella classifica del World Economic Forum occupiamo un imbarazzante 138º posto

di LUCA PIACENTINI

Dopo la riduzione delle tasse, è la grande rivoluzione che manca al nostro paese: uno snellimento drastico delle procedure negli uffici pubblici, dove le imprese italiane perdono 269 ore all'anno per pagare le imposte, contro le 177 della media Ocse. Il confronto internazionale descritto dalla relazione "Scenari di crescita in presenza di una semplificazione amministrativa", a cura di Rete imprese Italia e Cer, è impietoso. I costi sopportati dalle PMI ogni anno a causa degli dell'eccesso di adempimenti burocratici superano i 30 miliardi, un peso che vale il 2% del Pil, «evidente freno al processo di sviluppo». Che fare? «Oltre il 25% di questi costi e potrebbe essere eliminato attraverso procedure più semplici, che in quasi due casi su tre dovrebbero riguardare le materie del lavoro e del fisco». 

LA CLASSIFICA INTERNZIONALE. FANALINO DI CODA INACCETTABILE  
Il posizionamento dell'Italia nella classifica globale è imbarazzante. E i relatori lo scrivono chiaro e tondo. Nella graduatoria del Word Economic Forum «l'Italia si classifica al 43º posto su 140 paesi (…)una posizione non proprio onorevole per la settima economia mondiale». Prendendo poi in considerazione la dimensione della pressione fiscale il cosiddetto «tax rate» e il «peso degli oneri amministrativi» l'Italia scivola rispettivamente al 129º e al 138º posto, cioè, scrivono gli analisti « nella coda della classifica, laddove un paese avanzato come il nostro non dovrebbe mai stare». Cosa non va: i problemi sono di «natura quantitativa», quante imposte si pagano, e qualitativa, «quanto cioè faticoso e costoso l'adempimento degli obblighi fiscali».

DA TAGLIO PROCEDURE SLANCIO DECISIVO
L'aspetto incredibile è lo slancio che riceverebbe l'intera economia migliorandone il posizionamento internazionale «anche a parità di impegno del bilancio pubblico, se solo la burocrazia fosse più snella, con meno procedure da espletare, e più efficiente, con una riduzione dei giorni-ore necessari per ottenere un servizio o assolvere a un obbligo». In altre parole, sarebbe la ricetta giusta che consentirebbe di aumentare la competitività rispettando i vincoli di finanza pubblica. 

IL PESO INSOSTENIBILE DELLA BUROCRAZIA
Discorso analogo, focalizzato sulle tasse, emerge dallo studio della Cgia di Mestre, che fotografa lo sforzo fiscale delle imprese e dei lavoratori dipendenti nel mese di novembre, quando il «gettito tributario» sarà pari a 53,5 miliardi di euro. Una fetta enorme dei 480 miliardi di euro l'anno pagati sotto forma di imposte, tasse e tributi. 

Le scadenze fiscali si concentrano prevalentemente tra novembre dicembre, e nei mesi estivi di giugno luglio e agosto. L'imposta più pesante che dovrà essere versata il mese prossimo sarà l'Iva: lo Stato incasserà da autonomi e imprese qualcosa come 12,3 miliardi di euro. 

SOLO I PORTOGHESI COME NOI
L'ufficio studi dell'associazione sottolinea anche il peso preoccupante dei costi indiretti legati al pagamento delle imposte: « A causa di un sistema fiscale ancora troppo frammentato - afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell'ufficio studi Cgia - nel nostro paese sono necessari ben 34 giorni lavorativi per pagare le tasse». Insomma, «una via crucis che, purtroppo, condividiamo con i portoghesi, mentre in tutti gli altri paesi dell'eurozona la situazione è meno pesante della nostra». Da questo punto di vista il lavoro è ancora tutto da fare. La nostra economia, sottolinea l'ufficio studi, è quasi interamente costituita da piccole e medie imprese. C’è una sola cosa da fare: «Rendere la nostra pubblica amministrazione più snella, più efficiente e meno costosa». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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