G7 IN CANADA | 09 Giugno 2018

Trump è più forte grazie all'Italia

L'Italia del premier Conte sposa linea di Trump al G7, poi c'è la retromarcia ma ormai la falla è aperta nel fronte europeo. Mossa azzeccata in vista della finanziaria oppure è l'inizio di un crescente isolamento?

di ROBERTO BETTINELLI

Il G7 canadese di Charlevoix si è concluso con un Trump più forte e con un’Unione Europea che scopre di avere un tallone di Achille: l’Italia del premier pentaleghista Giuseppe Conte.

Davanti all’imbarazzo dei leader europei, Merkel e Macron, per le dichiarazioni di Trump che ha annunciato la necessità di riammettere la Russia di Putin al tavolo dei registi della politica mondiale, il presidente del consiglio italiano si è subito distinto pronunciando un sì incauto quanto coraggioso.

Un favore immediato che ha fatto pendere il negoziato, reso molto difficile dal braccio di ferro su dazi che Trump vuole introdurre per riequilibrare la bilancia dei pagamenti con l’estero giudicata troppo penalizzante, dalla parte della Casa Bianca. Un’apertura che è valsa l’invito a Washington per il titolare del governo italiano, un risultato che la dice lunga sulla situazione che sta affrontando Trump sul fronte della politica interna ed estera. Costretto a misurarsi dopo l’estate con il banco di prova delle elezioni a medio termine, il presidente Usa ha bisogno di alleati per persuadere gli elettori che il mito della grande e invincibile America non è destinato a rimanere materia da campagna elettorale. Conte, in parte per non disattendere quanto contenuto nel patto di governo Lega-5 Stelle che verso la Russia ha messo nero su bianco un mutamento di direzione con la richiesta di abolizione delle sanzioni ed in parte per ingenuità o inesperienza, ha schierato seccamente l’Italia con Trump disgregando, di fatto, il fronte europeo. La mossa successivamente ha registrato un brusco ripensamento con Conte che si è riallineato con Merkel e Macron, ma resta il fatto che ormai Trump e Putin sanno di poter contare su un neoalleato nelle complesse e critiche vicende internazionali.

Un’autonomia, quella dell’Italia, che finora i governi a trazione Pd hanno sempre annunciato senza mai attuarla. Lo stesso Renzi, durante i mille giorni da premier, non ha mai osato tanto. Alla fine Conte è riuscito ad vitare lo strappo definitivo e a ricucire sostenendo insieme ai partner europei che il ritorno della Russia fra le potenze del G7, dopo l’espulsione a causa dell’annessione della Crimea, non può che essere condizionata dai progressi tangibili sul fronte della cooperazione internazionale.

Un equilibrismo, quello del premier italiano, che agevola di molto la posizione di Trump dopo che l’Unione Europea è finita nel mirino dell’amministrazione Usa con l’istituzione dei dazi su alluminio e acciaio. Una minaccia alla quale Bruxelles sta rispondendo con la stesura di un dossier per colpire alcuni prodotti e marchi Usa. La guerra commerciale è nell’aria anche se c’è la consapevolezza da parte di tutti che non conviene a nessuno e lo stesso Macron, che si è distinto a Charlevoix per una stretta di mano a dir poco entusiastica con Donald Trump, si è affrettato a dire che un accordo si troverà a breve e facendo intendere che non si tratterà di un bagno di sangue. 

Ma Russia e dazi non sono i soli punti critici. C'è anche l'affaire Iran con le ritorsioni che The Donald intende appplicare a tutte le imprese occidentali che collaborano con Teheran. Nell’attesa di maggiore chiarezza la posizione filo Trump dell’Italia ha ottenuto l’effetto di lanciare un segnale di divisione, e di inevitabile debolezza, da parte del fronte europeo.

Al netto delle cause che l’hanno determinato, e che oscillano fra l’inaugurazione di una linea autonomista o una banale manifestazione d’inesperienza, bisogna ora capire che cosa ci guadagnerà o perderà l’Italia. Se in definitiva Bruxelles mostrerà maggiore comprensione sulle partite che interessano Roma, come la concessione di più flessibilità nei conti o la riscrittura del trattato di Dublino per bloccare gli sbarchi e accelerare la ripartizione dei migranti, oppure se il governo gialloverde subirà un crescente isolamento incontrando sempre più ostacoli lungo il proprio cammino. Una prima risposta potrebbe materializzarsi già con la configurazione della nuova legge finanziaria che avrà il compito di disinnescare le clausole di salvaguardia evitando l’aumento dell’Iva. Il governo Conte se vuole onorare le tante promesse fatte su riforma del fisco, reddito di cittadinanza e quota 100 per superare la Fornero in materia di pensioni e previdenza, ha bisogno di una maggiore disponibilità di risorse che non può prescindere dal giudizio dell’Europa.

Intanto però, dal G7, Trump esce rafforzato. Grazie soprattutto all’Italia di Conte, Salvini e Di Maio.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.