STRAGE DI PARIGI | 18 Novembre 2015

Tutte le responsabilità dell'Occidente

Negando la propria storia, l'Occidente ha creato quella situazione di indebolimento del pensiero e di infiacchimento che ha aperto le porte all'estremismo islamista. Sarebbe necessaria una presa di coscienza di questo, prima di ogni reazione

di GIUSEPPE ZOLA

Non possiamo non riferirci, in questi giorni, alla barbarica strage di Parigi ed esprimere la più totale e incondizionata solidarietà alle vittime, alle loro famiglie, ai feriti ed al popolo francese ed europeo. E, come cristiani, non possiamo non assicurare la nostra implorazione al Signore perché consoli l’immenso dolore e aiuti tutti a ragionare e ad essere più seri nell’affrontare le sfide, i drammi e la tragedie dei nostri tempi.

E’ chiaro a tutti che il terrorismo islamico è frutto di una visione della vita che ha espulso totalmente le dimensioni della libertà e del valore della persona, così come sono state affermate in millenni di storia giudaico-cristiana. Negare sistematicamente tali dimensioni significa aprire le porte alle barbarie precristiane, di cui l’attuale terrorismo non è che la punta più avanzata. A fronte di questo declino che sembra (ma non lo è) inarrestabile, l’occidente ha delle responsabilità enormi, che si possono sintetizzare nel rifiuto della propria storia (basti pensare a quanto è successo circa la mancata costituzione europea), che ha portato ad un vero e proprio rimbambimento del pensiero della maggioranza dei nostri Paesi.

Facciamo qualche esempio. Mentre il terrorismo islamico preparava tranquillamente ed attuava le stragi delle torri gemelle a New York, di Madrid, di Londra, di Beirut, dell’aereo russo ed ora di Parigi, in occidente c’era (e c’è) chi si baloccava allegramente con fatti di questo genere. Non si facevano più i presepi, per non offendere i musulmani (che, probabilmente, non si offenderebbero per nulla), non si mandavano i giovani studenti di una scuola a vedere una importante mostra di pittura, perché la presenza di un quadro di un grande artista che rappresenta la crocefissione avrebbe offeso i non cattolici (allora, quei poveri studenti non potranno mai vedere i capolavori della pittura italiana), si chiedeva il distacco dei crocefissi dalle aule scolastiche ed ospedaliere, si abbattevano monumenti, proprio in Francia, perché erano sormontati da una croce, si trasformavano centinaia di chiese cristiane in moschee e così via. Questo andazzo veniva supportato dagli intellettuali, molti dei quali, invece di difendere i registi e gli artisti assassinati (soprattutto in Olanda), sottolineavano, come grande pericolo presente nei nostri Paesi (anche in Francia), non la persecuzione dei cristiani, ma quella che chiamano “islamofobia”, il che ha provocato l’allontanamento anche dal lavoro di molti artisti e docenti, accusati di essere portatori di tale “fobia”.

Per decenni, questi stessi intellettuali e giornalisti hanno demonizzato la grande Oriana Fallaci, che ha avuto il torto ed il coraggio di prevedere in anticipo proprio ciò che sta accadendo in questi giorni: solo ora qualcuno di loro sta rivedendo il proprio giudizio, purtroppo molto in ritardo. Pochi giorni prima della strage parigina, l’ineffabile Unione Europea ha pensato bene di trovare norme per sabotare i prodotti provenienti da Israele, unico Paese democratico del medio oriente, mentre nulla ha detto circa il commercio del petrolio operato dai criminali dell’ISIS. Anche in questi giorni, l’occidente ha testimoniato tutto il suo nichilismo dando molto risalto al fatto che un pianista ha commemorato i morti trucidati di Parigi suonando la canzone Imagine, bella musicalmente, ma dal contenuto assolutamente inaccettabile, visto che fa dipendere la pace dall’assenza di qualunque esperienza umana di un certo impegno, tra cui ''no religion''. L’hanno fatta passare come un inno alla pace: in realtà è un inno al nulla. E non si può sconfiggere il male con il nulla.

E poi la questione islamica rimane aperta. In questi giorni troppo pochi imam islamici si sono espressi contro il terrorismo che cresce tra le loro file e troppi se la sono cavata dicendo che quei terroristi non sono islamici: troppo comodo, visto che comunque uccidono nel nome di Allah. Ed ancora: tanti commentatori, anche in questi giorni, sono preoccupati di permettere agli islamici di aprire nuove moschee per le loro preghiere: la libertà di culto è sacrosanta ed è giusto che noi cristiani la permettiamo e la tuteliamo. Peccato, però, che in nessun paese islamico, neppure in quelli definiti “moderati”, sia possibile fare altrettanto da parte dei cristiani, tanto meno in Arabia Saudita, che nel frattempo è stata incaricata dall’ONU di difendere i diritti dell’uomo!

Sappiamo che la preparazione della strage di Parigi è avvenuta soprattutto in Belgio ed in Francia. Probabilmente non è una caso. Quei due Paesi sono quelli in cui, in questi anni, le autorità locali hanno imposto con maggiore determinazione la cultura “laicista”, a partire dalle scuole, dove non è più possibile anche solo esprimere un pensiero diverso da quello della “laicité”. Limitando la libertà di pensiero, soprattutto nei confronti dei cristiani, si ottiene che la guardia viene abbassata, che i giudizi vengono banalizzati e che le difese anche politiche diventano più deboli. Il presidente Hollande, oltre a dichiarare guerra, dovrebbe anche fare autocritica, ma questo sarà più difficile, visto lo scarso livello di autocoscienza della gente e delle autorità occidentali.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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