LA CRISI E IL PREMIER | 07 Maggio 2015

Il grande limite del 'taumaturgo' Renzi

Italicum: un altro gioco di prestigio. Ma la crisi economica pesa come un macigno sulle spalle degli italiani. Ed è ormai insostenibile nonostante le promesse e i facili trionfalismi del premier

di ROBERTO BETTINELLI

Che Renzi ci sapesse fare con i giochi di prestigio, l’hanno capito tutti. Ma con l’Italicum ha toccato davvero il punto più alto della sua carriera di imbonitore televisivo. E’ riuscito a far passare l’idea che ora cambierà il Paese. Anzi, che è già cambiato.

La nuova legge elettorale, che ha incassato il sì ufficiale del presidente della Repubblica, sarebbe così la prima tappa per raggiungere la terra promessa. Chi sperava in una bocciatura finale del Quirinale è rimasto deluso. D’altronde le probabilità che Mattarella affondasse l’Italicum non è mai sembrata plausibile. Per due motivi. La legge ha superato brillantemente la prova iniziale delle pregiudiziali di costituzionalità nel voto alla Camera. Inoltre il neo presidente non si assumerebbe mai la responsabilità di interrompere la vita dell'esecutivo al quale peraltro deve la sua elezione tutt'altro che attesa e preventivata. 

Detto questo, a sentire, l’Italicum sembra dotato di un potere taumaturgico capace di sanare le ferite nodali della nostra democrazia. Renzi è riuscito a trasformare un percorso accidentato, ma solidamente garantito, in un trionfo quasi inaspettato, incerto fino all’ultimo momento, strappato unicamente grazie alla sua caparbietà e alla sua intelligenza politica. Una finzione bella e buona. 

In realtà si sapeva fin dall’inizio che le cose sarebbero andate in questo modo. Viste le premesse, l’Italicum non poteva che diventare la nuova legge elettorale. Gli ultimi dubbi sono caduti quando il premier ha deciso di mettere la fiducia per evitare brutte sorprese che sarebbero arrivate, forse, dalle fila del suo stesso partito. Quando i 38 dissidenti sono usciti allo scoperto, hanno mostrato tutta la loro debolezza. E’ stato chiaro a tutti che i numeri erano troppo esigui per sabotare il percorso della riforma. 

Ma se questa è la situazione, rifiutare le fantastiche ricostruzioni del premier diventa un obbligo. Il copione dell’uomo solo che lotta con un pugno di fedelissimi contro le forze prevaricanti dell’immobilismo e della conservazione, non regge. Renzi ha messo abilmente in scena una pièce che prevedeva un finto finale a sorpresa. L’Italicum appunto. «La legge elettorale diventa un simbolo: per anni la classe politica è stata inconcludente» ha dichiarato il presidente del Consiglio nel suo stile che si fa giorno dopo giorno sempre più compiaciuto. E ha aggiunto: «Abbiamo girato una pagina di una rilevanza pazzesca per il nostro Paese».

Diciamo subito che parole simili sono state pronunciate ogni volta che il parlamento ha approvato una nuova legge elettorale. E’ successo con il proporzionale classico del ’46 e con il Mattarellum che ha introdotto il maggioritario uninominale. E’ successo anche con il ritorno al proporzionale della legge Calderoli, nota come Porcellum, che stabiliva il premio di maggioranza nazionale alla Camera e regionale al Senato. E ora è successo con l’Italicum al quale si potrà fare ricorso solo dopo l’1 luglio del 2016. 

Sul fatto che si tratti di una riforma, non ci piove. Migliora il Porcellum. Ma è una legge che nasce delegittimata a causa del modo in cui è stata approvata. Nonostante la contrarietà delle forze di opposizione oltre che della minoranza del Pd, Renzi ha tirato dritto. Un aspetto che la dice lunga sul leaderismo estremista di cui è affetto e che fa impallidire quello berlusconiano. Ma la dice lunga soprattutto sull’ipocrisia del Partito Democratico che ha sempre accusato il fondatore di Forza Italia di essersi fatto con il Porcellum la sua legge elettorale. In realtà i democratici, alla prima occasione, si sono comportati decisamente peggio dal momento che a loro l’Italicum non basta, ma faranno seguire a breve la riforma costituzionale che dovrebbe eliminare l’eleggibilità dei senatori consegnando la seconda camera nelle mani del Pd oltre ad aumentare il quorum per promuovere il referendum. Serviranno infatti 800mila firme invece delle 500mila attuali. Un dettaglio che rende ancora più difficile abrogare la creatura di Renzi. D’altronde non si può non notare come lo stesso fronte referendario che all’inizio sembrava accomunare grillini, leghisti e azzurri si è frantumato ancora prima di avviare la discussione. 

C’è un’altra conseguenza molto importante e che a lungo andare indebolirà il Pd. E’ venuto meno l’impegno morale che la sinistra di governo ha sempre voluto onorare nei confronti dello spirito assembleare che ha partorito la Costituzione. La magna carta, infatti, ha superato l’esame dei padri costituenti incontrando l’accordo dei tre grandi partiti di massa che si contendevano i favori dell’elettorato: democristiani, socialisti e comunisti. La legge elettorale, proprio perché vincola tutti gli attori politici, non può essere considerata come una legge qualsiasi. Per sua natura è molto simile alla Costituzione e come tale richiede un’ampia condivisione. Ed è questo il motivo, sottolineato da tutti i commentatori, per cui bisogna dare credito agli esponenti dei partiti di opposizione che attaccano Renzi.  

Renzi ha fatto dell’Italicum una vittoria personale. Una sorta di giudizio sulla sua figura di leader e sul suo operato che è sfociato in un esito plebiscitario a suo favore. Ma i cittadini non devono farsi ingannare. Purtroppo Renzi crede a tal punto nei poteri taumaturgici della comunicazione da essere ormai convinto di piegare la realtà al suo volere. Gli esempi sono numerosi e il caso più clamoroso riguarda un presunto rilancio dell’economia che esiste solo nelle parole del presidente del Consiglio. 

Il Pil dell’Eurozona secondo le stime dell’UE salirà dell’1,5% nel 2015 e dell’1,9% l’anno successivo. Ma la disoccupazione resta alta. Intorno all’11%. Se facciamo un confronto con la situazione italiana, vediamo subito che il bel Paese non se la cava bene: più 0,6% nel 2015 e più 1,4% nel 2016. Un miglioramento rispetto alla situazione attuale e che è dovuto soprattutto alla crescita dell’export. Si tratta in ogni caso di previsioni che, come si sa, non conoscono mai un'approssimazione per difetto. Ciò che non cala affatto è il debito che nel 2015 sarà pari al 133% del Pil. La disoccupazione nei prossimi due anni dovrebbe restare al di sopra del 12% anche se gli ultimi dati dell’Istat hanno registrato un’impennata fino al 13%. «La sfida maggiore è l'elevato debito con la crescita che resta debole perciò bisogna articolare una politica di bilancio prudente con un'agenda di riforme che resta ambiziosa» ha commentato il commissario agli affari economici Pierre Moscovici facendo intendere che i fondamentali della nostra economia non giustificano alcun entusiasmo. 

Ma Renzi a tutto questo non ci vuole neanche pensare e tenta di confondere il suo pubblico frastornandolo con subdole fascinazioni e operazioni di depistaggio. Il tesoretto da 1,6 miliardi è già svanito nel nulla mentre le assunzioni di massa dovute al miracoloso Jobs Act non si sono realizzate e diventa sempre più evidente che mai ci saranno. 

Le carte, sul tavolo da gioco della politica, si muovono rapide e leggere come ombre. Ma la realtà ha un’altra consistenza. La crisi economica pesa come un macigno sulle spalle degli italiani. Ed è ormai insostenibile nonostante le promesse e i facili trionfalismi del premier. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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