PENSIERO UNICO | 11 Settembre 2017

Tutti in pantaloni, per annullare le differenze

Dall’Inghilterra arriva la notizia che in molte scuole di quel Paese si è deciso di unificare le uniformi dei bambini e delle bambine (tutti con i pantaloni), per aiutare i bambini con tendenze transgender. Il commento

di GIUSEPPE ZOLA

Le vie del pensiero unico sembrano infinite (solo “sembrano”, quelle infinite sono altre). Dall’Inghilterra arriva la notizia che in molte scuole di quel Paese (patria della massoneria) si è deciso di unificare le uniformi dei bambini e delle bambine (tutti con i pantaloni), per aiutare i bambini con tendenze transgender (o, almeno, supposte tali). Si tratta di una delle tante decisioni che tendono ad annullare la differenza tra maschio e femmina, secondo i canoni di un pensiero che inspiegabilmente sta invadendo il mondo. Dico inspiegabilmente, perché, parlando con la gente “comune”, si capisce che la stragrande maggioranza del popolo è di parere esattamente opposto a tale tendenza, semplicemente perché le persone semplici ragionano secondo le evidenze più elementari e non secondo i contorti pensieri di certi intellettuali nichilisti, che stanno rovinando il mondo. Tra l’altro, le decisioni che sto criticando arrivano al limite del ridicolo: perché obbligare tutti a vestire i pantaloni? E perché non obbligare tutti a vestire le gonne?

A parte le facili ironie, queste decisioni assurde costituiscono un grave pericolo per il futuro dei nostri ragazzi, ai quali vengono inflitti inutili dubbi, in una età già di per sé complicata. Con i dubbi non si educano i giovani a crescere, soprattutto se essi riguardano gli aspetti più intimi della propria personalità. In un clima complessivo culturale, nel quale si è passati dal puro relativismo al nichilismo più spietato, indurre incertezza persino sul dato oggettivo della biologia significa far crescere ragazzi assolutamente deboli e fragili e quindi più propensi a farsi sfruttare dal potere di turno. In un clima occidentale così incerto, si arriva persino a capire perché possano affascinare le (false) certezze degli islamici (complice l’assoluta assenza dei cristiani). Noi siamo nati per un destino buono e certo, verso il quale si cresce vivendo le certezze della realtà, comprese quelle biologiche. Fatte fuori queste certezze, si corre velocemente verso fenomeni di debolezze anche psicologiche e psichiche, di cui vediamo già i frutti negativi nelle nostre scuole e nelle nostre famiglie.

Vi è poi un altro aspetto a cui vorrei accennare brevemente. L’ideologia dominante esige di imporre indiscriminatamente a tutti i cittadini un metodo educativo che riguarda, come dicono gli stessi esperti, una percentuale di persone molto piccola. Naturalmente, occorre preoccuparsi e occuparsi di queste persone con metodi a loro più consoni, ma senza sconvolgere una direzione di crescita che, paradossalmente, rischia di porre problemi anche patologici a giovani che ne sarebbero stati esenti.

La verità è che la serie di scelte fatte in molti settori in sintonia con quanto qui descritto ha un unico scopo: quello di imporre a tutti una cultura che ha un grave difetto: quello di essere assolutamente faziosa. Non possiamo, allora, rimanere indifferenti.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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