MARTIRI | 02 Dicembre 2014

«Un cristiano ucciso ogni 5 minuti»

Centomila cristiani assassinati ogni anno. Il viaggio in Turchia e l'urgenza richiamata dal Papa secondo il sociologo Massimo Introvigne: «Davanti alle persecuzioni una testimonianza comune di cattolici e ortodossi». Lo studioso condanna i «tic» anti-Berg

di LUCA PIACENTINI

Prima il richiamo alla “dimensione verticale” dell’uomo nel discorso al Parlamento europeo, dove ha ribadito in modo coraggioso verità accantonate dal linguaggio “politically correct” («i bambini uccisi prima di nascere»); ora i messaggi sulle persecuzioni dei cristiani e la condanna del terrorismo nel viaggio in Turchia. E’ l’immagine di un Pontefice che non rinuncia al ruolo pubblico della Chiesa quella che emerge dai recenti appuntamenti istituzionali di Bergoglio. 

In Turchia, in particolare, Papa Francesco ha richiamato l’urgenza di un fronte comune alla strage dei cristiani, sollecitando l’unica, vera, reazione identitaria tra i seguaci di Cristo: la testimonianza coraggiosa, uniti nella sofferenza. Il Papa non ha solo invitato cattolici e ortodossi ad una riconciliazione profonda. Rivolgendosi ai leader del mondo islamico, ha anche auspicato una condanna unanime del terrorismo internazionale. 

A riguardo il Corriere della Sera dà conto del colloquio di Bergoglio col presidente turco Erdogan: «Così io ho detto al presidente - ha raccontato il Papa ai giornalisti durante il viaggio di ritorno in aero - sarebbe bello che tutti i leader islamici lo dicano chiaramente e condannino quegli atti. Perché aiuterà la maggior parte del popolo islamico, ascoltarlo dalla bocca dei suoi leader, religiosi, politici, accademici, intellettuali... Noi tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale. Gli islamici che hanno una identità dicano: noi non siamo questo, il Corano non è questo». 

LA CONDANNA DEL TERRORISMO  
Massimo Introvigne, sociologo e filosofo, tra i principali esperti mondiali del pluralismo religioso, spiega all'Informatore che in Turchia il Papa «ha ripetuto con grande chiarezza l’invito ai capi religiosi islamici - anzi, ha parlato di un vero e proprio dovere - a isolare il fondamentalismo, condannare il terrorismo, socializzare un’interpretazione del Corano che non incoraggi la violenza». Fondatore del Cesnur, nel 2012 Introvigne è stato nominato coordinatore dell’Osservatorio sulla libertà religiosa dal ministero degli Esteri. Nel commentare il viaggio del Papa, lo studioso va oltre le parole usate negli incontri ufficiali. E’ abituato ad andare in profondità, interpretando anche il significato dei gesti, leggendo sullo sfondo di riti pubblici e silenzi. 

«Certamente questo si accompagna a gesti di riconciliazione come la preghiera nella Moschea Blu - è la riflessione di Introvigne - Come c’è un ecumenismo dei gesti, c’è un dialogo interreligioso dei gesti, che non sostituisce ma affianca e aiuta altre forme di dialogo. Benedetto XVI aveva pregato esattamente nello stesso posto nella Moschea Blu nel 2006, anche lui rivolto verso la Mecca. E il dialogo dei gesti verso l’islam e perfino il Corano inizia con san Giovanni Paolo II».

IL PAPA IN TURCHIA. DA BENEDETTO XVI A BERGOGLIO
Il sociologo ricorda che il cuore della visita di Bergoglio è stato il dialogo con gli ortodossi. «A differenza del viaggio di Benedetto XVI del 2006 - spiega lo studioso - che veniva dopo il discorso di Ratisbona e intendeva riannodare i fili di un dialogo con l’islam non ultra-fondamentalista - quella di Papa Francesco del 2014 è stata una visita in Turchia che non aveva al centro il rapporto con il mondo islamico ma il dialogo ecumenico con gli ortodossi, una delle grandi priorità del pontificato». 

«In continuità con il Concilio Ecumenico Vaticano II, con l’enciclica di san Giovanni Paolo II Ut unum sint e con gli sforzi di Benedetto XVI - ma nello stesso tempo avanzando ancora, sulla stessa strada - Papa Francesco ha offerto agli ortodossi una riconciliazione alla sola condizione di riconoscere il primato «nella carità» della Chiesa e del vescovo di Roma con le stesse formule usate nel primo millennio cristiano, mantenendo le loro specificità amministrative, liturgiche e anche canoniche». 

LA CONTROVERSIE TRA GLI ORTODOSSI
Il passo compiuto dal Papa, sottolinea Introvigne, è stato enorme. L’ennesima prova di maturità e buona volontà da parte del Vaticano di fronte a questioni tutt’altro che semplici. «Da parte di Roma si è arrivati al massimo sforzo di apertura possibile - spiega Introvigne - e ora la palla è nel campo degli ortodossi. Come ha mostrato nello scorso settembre la tredicesima sessione del dialogo teologico fra cattolici e ortodossi, che si è svolta ad Amman, il problema ormai non è più a Roma ma è tra gli ortodossi stessi, che litigano fra loro, non di rado perché dietro alle questioni teologiche si nascondono questioni politiche come quella dell’Ucraina, cui non a caso la dichiarazione congiunta sottoscritta da Papa Francesco e dal patriarca Bartolomeo dedica un cenno conciliante e dialogico». 

«L’ecumenismo dei gesti - come quello del Papa che si è chinato a ricevere la benedizione del patriarca -, inaugurato dal beato Paolo VI nel suo abbraccio di cinquant’anni fa con il patriarca Atenagora, è importante ma affianca e non sostituisce, come Francesco ha ricordato, il dialogo teologico, che non può che proseguire e dove appunto i maggiori problemi nascono oggi dalle controversie che dividono gli ortodossi fra loro».

PERSEGUITATI, LA COMUNIONE NEL SANGUE 
«Il Papa ha parlato anche - non è la prima volta - ricorda il sociologo - di un ecumenismo del sangue e della sofferenza, e dell’urgenza della riconciliazione fra cattolici e ortodossi per una testimonianza comune di fronte alle persecuzioni e un atteggiamento condiviso nel dialogo con l’islam, specie in Medio Oriente. Francesco ogni mese, spesso ogni settimana, ricorda i cristiani perseguitati e spiega che il tempo delle maggiori persecuzioni dei cristiani non è quello degli imperatori romani ma il nostro». 

105MILA CRISTIANI ASSASSINATI OGNI ANNO
«Le statistiche sui cristiani perseguitati sono esse stesse un tema di controversia politica. Se includiamo tutti i cristiani uccisi per ragioni di coscienza - compresi quelli che si rifiutano in nome della loro fede di farsi arruolare da milizie tribali in Paesi come il Congo - la cifra - calcola Introvigne - sulla media degli ultimi dieci anni, rimane quella di circa 105.000 vittime all'anno, un morto ogni cinque minuti. Ci sono fortissimi interessi per nascondere queste cifre, e la BBC è stata e rimane in prima linea nell'attacco agli studiosi che le propongono. Ma gli studiosi sono solo il barometro e, come diceva Antonio Gramsci, prendendosela con il barometro non si risolve il problema del cattivo tempo». 

ATTACCHI RIDICOLI A PAPA FRANCESCO
«Altri attacchi ridicoli vengono da quei cattolici che hanno sviluppato un tic anti-Papa Francesco - piccole minoranze chiuse in un ghetto buio e triste, ma che si sono comprate un computer e oggi emettono su Internet i loro rumori sgradevoli, che un tempo la buona educazione suggeriva di evitare in pubblico, così da sembrare più numerose di quanto in realtà non siano -  i quali ripetono, come un disco rotto, che il Pontefice non fa abbastanza per la libertà religiosa e per denunciare le persecuzioni dei cristiani. In realtà - conclude il sociologo - nessun Pontefice ha parlato delle persecuzioni dei cristiani tanto spesso quanto Papa Francesco». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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