VERSO LE ELEZIONI | 21 Aprile 2015

Un dibattito su Milano che fatica a trovare il bandolo

La sinistra litiga su tutto; il centrodestra disgregato si barcamena tra il difficile modello del governo Maroni e i tentativi della Gelmini di bruciare tutti i candidati. La corsa a sindaco nel capoluogo lombardo è lunga e aspra

di DUCA LAMBERTI

Il sondaggio settimanale pubblicato dal Corriere della Sera, a cura di Ipsos, è dedicato al futuro di Forza Italia e alla fiducia che ripongono gli italiani nella possibilità di una rinascita del centrodestra. Le percentuali impietose sembrano decretare la fine di una stagione politica, e la maggioranza degli italiani non si aspetta, da quel partito, un guizzo d’ala, un uomo nuovo, una nuova classe dirigente. Si sa, la politica è l’arte del possibile, ma raramente negli ultimi anni si era vista una tale situazione di disgregazione e sfiducia nel centrodestra che ha guidato il Paese e la città di Milano per tanti anni.

In attesa di una rinascita che parta da Milano, la settimana passata ha visto interviste e appuntamenti, che hanno provato a smentire questi numeri. Maurizio Lupi, dalle pagine del Corriere, ha chiesto una «tregua nel centrodestra»: smettere di litigare per provare a trovare una strada comune. Mario Mauro, su Il Giornale il giorno successivo, ha invece proposto una sorta di “passo indietro” di chi ci ha provato fino ad adesso, per sostenere qualche forza civica che possa prendere il testimone dei contenuti del vecchio centrodestra: «La persona prima dello Stato. Le istituzioni rispettino famiglie e imprese e non siano padrone della nostra vita». Sabato infine l’Ncd ha invitato rappresentanti della Lega (Maroni), di FI (Gelmini) e dello stesso Ncd (Del Gobbo, Formigoni, Albertini) per avviare un percorso per un manifesto per Milano 2016. L’idea di fondo è ricostruire l’alleanza del “vecchio” centrodestra, evitando veti preconcetti o personalismi che escludano quello o quell’altro.

A parte la dimenticanza di Fratelli d’Italia («ce lo hanno detto tardi», ha dichiarato La Russa), il modello dovrebbe essere la Lombardia dove FI, Ncd e Lega governano (“bene” a sentir loro) insieme. I dubbi, però, sono parecchi: innanzitutto non si tratta di una alleanza elettorale, ma di una situazione “di fatto” creata dalla scissione di Ncd; è un modello che non ha prodotto apprezzabili azioni amministrative, e il litigio sull’atto più importante della legislatura, la riforma della sanità, lo sta a dimostrare; è una situazione che non è stato possibile replicare in nessuna elezione negli ultimi due anni, né a livello comunale né regionale: il veto di Salvini sull’Ncd è prevalso ovunque, e le alleanze alle prossime elezioni sono più variegate di un vestito di arlecchino. Perfino la tesi della Lega “buona” di Maroni opposta a quella “cattiva” di Salvini è liquidata dal Presidente della Lombardia con un lapidario: «di Lega ce n’è una sola». In questo quadro, forse, la sfiducia degli elettori (e di molti eletti) è comprensibile e la speranza che tutto cambi da qui al 2016 è quanto meno posata su fragili basi.

Ancora più gustosa la settimana politica milanese a sinistra. Esce finalmente “Milano città aperta”, il libro (per Rizzoli) del Sindaco Pisapia che fa una sorta di bilancio della sua esperienza. Il lancio è accompagnato da una lunga intervista concessa ad Aldo Cazzullo in cui il Sindaco, coi toni pacati e il sorriso che traspare dalle parole, prima se la prende con il Pd romano, colpevole di non valorizzare il modello Milano (ovvero l’alleanza con Sel e con le sinistre), preferendo partner centristi; poi con Renzi, che è meglio di Letta, ma troppo “divisivo”; poi con Boeri, accusato di arrivismo e di non saper portare a termine le cose. Nel libro infine parla di Rizzo, attuale presidente del Consiglio Comunale, che avrebbe rifiutato un posto da Assessore e di Majorino, che gli avrebbe confidato, prima delle primarie: «con te candidato non vinceremo mai».

Prevedibili le reazioni e il “tutti contro tutti” che l’intervista e il libro del Sindaco hanno creato in città: Boeri rivendica i suoi risultati e l’autoritarismo del Sindaco, Majorino e Rizzo smentiscono e i vertici renziani del Pd milanese e lombardo non possono che difendere partito e segreteria. A farne le spese, probabilmente, sarà la delibera sul Leoncavallo, che il Consiglio Comunale, sempre più diviso nella sua componente di maggioranza, non riuscirà a votare.

Nel frattempo continuano le grandi (o piccole manovre) per l’avvicinamento all’appuntamento elettorale: nel Pd Emanuele Fiano è in piena campagna per le primarie, va alla ricerca di visibilità e sta costruendo la squadra; Roberto Caputo, socialista, ha invece già annunciato la sua candidatura, mentre l’unico sondaggio disponibile sembra dare molte chance ad Umberto Ambrosoli.

Claudio De Albertis, presidente della Triennale, si dice disponibile ad una candidatura se qualcuno glielo dovesse chiedere. Giuseppe Sala, dominus di Expo, non trova il tempo per smentire il suo interesse per la corsa a Palazzo Marino.

Nel centrodestra Mariastella Gelmini sostiene tutte le candidature possibili: da quella di Lupi, scottato dalle vicende giudiziarie di Firenze, a quella di Silvia Sardone, unica consigliera di zona che ha avuto l’onore di sedere nel salotto di Porta a Porta, fino a Giulio Gallera, coordinatore cittadino. Sembra in realtà che l’unica candidatura a cui l’ex ministro dell’Istruzione pensi veramente sia la sua, per cui ha spostato a Milano la sua residenza.

Insomma, prosegue “Milano’s got talent”, ma idee veramente nuove fanno fatica ad affermarsi. Forse è necessaria una tregua, forse qualche passo indietro in più. Forse vale la pena vedere se una nuova generazione ha voglia di mettersi in gioco.


DUCA LAMBERTI

Nato negli anni Settanta a Milano, medico fallito, pregiudicato, questurino suo malgrado, tutto sommato un tipo poco raccomandabile. Innamorato di sua moglie, dei suoi figli e della sua città, che osserva da dentro e aspetta che diventi grande.

Twitter: @DucaLamb

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