PENSIERO UNICO | 06 Maggio 2015

Un matrimonio che vale meno di un'auto usata

Con il cosiddetto divorzio breve si vuol togliere tutta la valenza pubblica di una società, la famiglia, basata su un patto forte e duraturo. Ma ora, grazie all'azione culturale del pensiero unico, tutto viene banalizzato

di GIUSEPPE ZOLA

Le pazzie del “pensiero unico” stanno diventando leggi. Come è noto, è stato approvato a larga maggioranza il “divorzio breve” che accorcia drasticamente i tempi per divorziare e, soprattutto, riduce a mera formalità privatistica lo scioglimento di un patto che, attraverso il matrimonio, ha sempre avuto solenne rilevanza pubblica, sia nella forma civile che nella forma religiosa.

Proprio perché il matrimonio dà vita ad una società – la famiglia – con funzioni pubbliche (procreative, economiche, educative, assistenziali, affettive, etc.), la civiltà umana ha sempre preteso che tale atto avesse la forma e la sostanza di un patto speciale di fronte agli uomini (e a Dio). Il grande Chesterton lo definiva un vero e proprio “voto”, così come definiva una “superstizione” il divorzio, in un brillantissimo (e purtroppo profetico) libretto scritto circa novanta anni fa, a conferma che ogni genio capisce i tempi con molti anni di anticipo. Ora siamo arrivati al culmine di un atto “superstizioso” che scioglie un patto, nato per essere stabile, con una forma giuridica insignificante. È ora più facile divorziare che comprare un’auto usata o un monolocale di periferia. Ed il tutto avviene nel segreto di uno studio legale, pensando così di sciogliere un giuramento con alcune parole magiche sottoscritte. Per questo, il divorzio è “superstizione”.

Ma non è finita. Ora il “pensiero unico” sta pensando (si fa per dire) di introdurre nel nostro povero diritto i patti prematrimoniali, come se il mettersi insieme di un uomo e di una donna fosse come affittare una casa al mare per l’estate o comprare un cellulare o un frigorifero.

Il pensiero unico, insomma, sta banalizzando tutto, pensando così di fare un favore alla libertà dell’uomo. In verità, fa un favore ad un disfacimento basato sul puro istinto, per cui ogni desiderio diventa legge subito, senza possibilità di ripensamenti, che, invece, sarebbero necessari soprattutto nelle situazioni di maggior difficoltà, come quelle in cui due persone pensano di doversi lasciare.

Libertà è aderire ad un giuramento dato. Non si aiuta la libertà a fuggire in fretta e furia da un impegno sociale preso.

L’ulteriore dramma è che il pensiero unico considera come una conquista di civiltà ciò che, invece, costituisce una vera e propria sciagura. E ciò non fa che gettare in ulteriore confusione un intero popolo. Ci pensino i politici.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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