PENSIERO UNICO | 04 Luglio 2018

Un mondo in cui la pazzia diventa normalità

Chesterton già un secolo fa metteva in guardia sul fatto che l’eccezione stava diventando la regola e che le varie “pazzie” stavano invadendo il mondo

di GIUSEPPE ZOLA

Mi ricordo che quando, da ragazzo, chiesi spiegazione del perché della “stranezza” del Carnevale, qualcuno mi rispose: “semel in anno licet insanire”. E mi sembrava, tutto sommato, logico pensare che una volta all’anno fosse lecito commettere pazzie, per contrastare le abitudini noiose della vita di tutti i giorni (quando non è resa interessante dal “sale” cristiano). Era, cioè, logico che fosse ammessa qualche eccezione alla normalità della vita. Tutto logico.

Ma già un secolo fa, quando non si erano ancora manifestati in modo clamoroso gli aspetti stravaganti prodotti dalla filosofia nichilista e relativista, il grande G.K. Chesterton si stava accorgendo che l’eccezione stava diventando la regola e che le varie “pazzie” stavano invadendo il mondo (almeno quello occidentale). Oggi, anche senza che purtroppo il grande G.K.C. lo possa scrivere, possiamo constatare che non si sta più impazzendo una volta l’anno, ma che la pazzia è quotidiana e molto diffusa. 

La mancanza di riferimenti veramente “oggettivi” sta, innanzi tutto, aumentando le malattie che hanno a che fare con la testa, come tutte le ricerche stanno dimostrando. E non credo che ciò avvenga per caso. La censura operata dalla cultura contemporanea nei confronti di Dio penso che influenzi negativamente anche la vita psicologica degli uomini e delle donne che vivono il nostro tempo. Ma non è alle malattie psichiche che mi volevo riferire con la mia osservazione iniziale: pensavo a tutte le “pazzie” di pensiero e quindi di prassi che desiderano penetrare l’intera nostra società, una volta abbandonato il principio di ragione e di natura (solo una parte dei cristiani stanno difendendo ancora questa due dimensioni). 

Ci sono, infatti, delle élite che rappresentano un pensiero assolutamente minoritario rispetto al popolo nella sua sana interezza, ma che pretendono di farlo diventare un pensiero di tutti, cioè “unico” e totalitario, a partire dai salotti borghesi e dorati in cui lorsignori si ritrovano a giocare a fare gli intelligenti

La peggiore di queste insanità minoritarie è quella di far passare per “diritto” tutto ciò che riguarda malattie e limiti dell’essere umano. Così, questa insanità culturale, sociale e politica è arrivata ad affermare (non semel in anno, ma quotidianamente) che è un “diritto” della donna quello di sopprimere la vita nascente dentro il proprio seno; è un “diritto” quello di sfasciare la famiglia avendo come unico motivo il soddisfacimento del proprio benessere; è un “diritto” quello di sopprimere la propria vita, che peraltro nessuno si è data e che è più difficile condividere che aiutare a sopprimere; è un “diritto” quello all’eutanasia di un essere umano sempre più isolato; è un “diritto”quello di avere un figlio, anche quando la natura dà altre indicazioni; è un “diritto” fare false attestazioni all’anagrafe, anche se è evidente che un bambino non può nascere da due madri né da due padri. Queste ed altre pazzie vengono quotidianamente diffuse attraverso la maggioranza dei mass media, anche se sono espressione, ripeto, di una minoranza che pretende di essere maggioranza. Infatti, l’aspetto più grave di questo andazzo carnascialesco è che lorsignori pretenderebbero che questo fosse il pensiero obbligatori di tutto un popolo e, infatti, fanno di tutto per vietare anche giuridicamente una espressione di pensiero diverso, come abbiamo spesse volte documentato in questa rubrica.

Ma come può avvenire tutto questo? I motivi sono molti, ma, ancora una volta, ci aiuta il grande Chesterton, scrivendo che “il male viene sempre adulato” e che “il male vince sempre sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno; e in ogni età si è avuta un’alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato” (in “Eugenetica ed altri malanni”, Cantagalli, 2008, pag. 59 e 60)

Se finiamo con l’essere troppo ingenui (cioè indifferenti), finiamo anche con il peccare gravemente, disseminando anche noi una profonda insanità e non solo una volta l’anno.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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