LA SVOLTA DI NCD | 21 Gennaio 2015

«Un nuovo partito alternativo alla sinistra»

Ncd cambia nome e simbolo, Alfano: «Nasce un nuovo partito alternativo alla sinistra». Il governo: «Senza di noi Renzi in balia di Vendola». Lega: «Dialogo con i moderati come Maroni». L'offensiva contro terrorismo e matrimoni gay

di ROBERTO BETTINELLI

«Una nuova forza politica alternativa alla sinistra». E’ l’annuncio di Angelino Alfano durante l’incontro finalizzato al fund raising del Nuovo centrodestra che si è tenuto lunedì 19 gennaio all’Hotel Marriot a Milano. C’erano i big del partito e del governo, a partire dal ‘maître a penser’ Gaetano Quagliarello e dai due ‘colleghi’ che sono al fianco di Alfano nell’esecutivo guidato da Matteo Renzi: Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, e Maurizio Lupi, titolare del dicastero delle Infrastrutture. 

Circa trecento i partecipanti: dirigenti locali e nazionali, simpatizzanti, imprenditori. Grande soddisfazione per il numero e, la qualità, dei presenti. Ma soprattutto per la cifra raccolta da destinare all'attività del partito. Un contributo che il segretario ha definito «indispensabile per fare politica in un momento in cui è stato abolito il finanziamento pubblico dei partiti. Una cosa che non ci spaventa e che anzi ci sprona ad essere sempre all’altezza della sfida di poter guardare in faccia i nostri sostenitori». 

Alfano era reduce dal faccia a faccia con Silvio Berlusconi in Prefettura a Milano per discutere della rosa dei ‘papabili’ che possono ambire ad ottenere il favore delle forze di centro destra per l’elezione a capo dello stato. Due i nomi principali: Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini. Il primo, un ex socialista. L’altro un ex dc. «Vogliamo un presidente della Repubblica che possa esprimere la nostra area culturale» ha detto Alfano. Che però ha riconosciuto come «non sarà facile, gli ostacoli sono molti». Una conferma, quindi, che la partita è tutta in salita e che non sarà affatto semplice trovare la quadra a causa del maggior peso politico che Renzi e il Pd possono mettere in campo nel corso della trattativa che porterà all’individuazione del successore di Giorgio Napolitano. 

Un finale che non sarebbe così scontato se fosse possibile ricostruire l’assetto ‘storico’ del centrodestra. Un’eventualità che sembra allontanarsi a causa dell’atteggiamento di Matteo Salvini che ha detto chiaramente «mai con Alfano» e che ha impegnato la Lega Nord in una corsa solitaria. «Non capisco gli attacchi rivolti a Ncd e nei miei confronti da Salvini - ha detto il ministro dell’Interno - ma non rinuncio a un dialogo con chi, nella Lega, porta avanti tesi e atteggianti più moderati come Maroni». Una strategia, quello di Salvini, che rischia di compromettere ogni possibilità di trovare un punto di accordo. Intanto, nel centrosinistra, i nomi che stanno emergendo con forza per la candidatura al Quirinale sono Mattarella, Prodi e Veltroni. 

«Non capisco Salvini» ha commentato il ministro Lupi. «La politica richiede proposte concrete per il paese, inutile crescere nei sondaggi se poi non si danno risposte credibili alle famiglie e alle imprese». 

Ma la vera novità della serata è stato l’annuncio della nuova formazione politica che sta nascendo intorno al gruppo di ‘Area Popolare’ che ha già unito i deputati e i senatori di Ncd, Udc oltre ad alcuni esponenti di Scelta Civica, l’ex partito di Monti che alle ultime elezioni si era collocato al centro, ritagliandosi uno spazio di autonomia rispetto ai due poli del centrodestra e del centrosinistra. Un posizionamento che ha ottenuto un risultato dignitoso alle urne anche se non ha retto alle intemperie della legislatura. 

Alfano ha spiegato l’origine della scissione che ha portato alla nascita di Ncd: «Avremmo gettato il paese nel baratro. Non c’erano alternative all’antipolitica. Non ce n’erano altre maggioranze, Napolitano sarebbe stato costretto a sciogliere le Camere e alle elezioni avrebbe vinto Grillo. Noi ci siamo opposti e abbiamo dato il nostro contributo per offrire una guida certa e sicura al paese». 

L’alleanza con Renzi e il Partito Democratico, quindi, prosegue. Ma in mezzo a mille difficoltà: «Senza di noi gli italiani avrebbero avuto a che fare con un esecutivo in balia di Vendola e della sinistra radicale. La nostra è un’azione di vigilanza e se certi errori sono stati evitati è perché abbiamo riportato in carreggiata un governo che altrimenti avrebbe sbandato a sinistra. Gli esempi sono molti: dal ‘patto della salute’ alla ‘legge sul lavoro’ alle misure per il rilancio dell’edilizia».

Infine Alfano ha toccato due argomenti cruciali che, in quanto ministro dell’Interno, lo vedono in prima linea e che sono molto cari nell’elettorato di centrodestra. La lotta al terrorismo e il no ai matrimoni omosessuali: «Ho espulso soggetti considerati a rischio per la sicurezza dello stato. Ho mobilitato tutte le forze del Ministro per combattere il terrorismo e ho già dato l’ordine ai prefetti di rivalutare gli obbiettivi sensibili nei territori di competenza. L’islam estremista che si pone come un acerrimo nemico dell’occidente, va combattuto con ogni mezzo e noi lo stiamo facendo». 

Il segretario del Nuovo centrodestra ha spiegato il perché della sua presa di posizione contro la trascrizione dei matrimoni gay avvenuti al di fuori dei confini dello stato: «La legge non prevede che le coppie omosessuali possano sposarsi. La mia decisione risponde all’esigenza di far rispettare la legge che non può essere violata da nessuno degli ottomila sindaci italiani. Il nostro paese ha bisogno di una forza politica responsabile con un chiaro indirizzo culturale, che faccia da argine da un lato alle forze populiste e dall'altro alle ideologie di sinistra». 

Il messaggio è stato chiaro e inequivocabile. In molti, in sala, hanno tirato un respiro di sollievo al pensiero di non considerare irreversibile l’alleanza con il Pd. Ncd, a breve, cambierà nome e simbolo. La sensazione è che la distanza tra gli ‘scissionisti governativi’ e Forza Italia si riduce giorno dopo giorno anche se le continue ‘frizioni’ con la Lega di Salvini che sta crescendo a vista d’occhio nei sondaggi indeboliscono le probabilità di un completo ritorno al passato.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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