PUBBLICO E PRIVATO | 11 Novembre 2014

Un Paese a due velocità

L'ultima riforma renziana: il catasto. Un esercito di funzionari e più tasse per tutti

di ROBERTO BETTINELLI

L’Italia è un Paese che si muove a due velocità. E ciò succede anche ora che alla guida del governo c'è uno sprinter di eccellenza come Matteo Renzi. Da una parte il pubblico con le sue infinite lungaggini, ammalato dell’imperdonabile pigrizia di chi non è abituato a guadagnarsi il pane scontrandosi con la pressione quotidiana della competizione globale. Dall’altra il privato, rapido e reattivo, ben rappresentato dalle migliaia di imprenditori che nella lotta mortale che si consuma ogni giorno nell’agone del mercato scontano la zavorra di una burocrazia che non ha eguali fra i paesi industrializzati. 

L’Italia è la nazione delle due velocità, attraversata da una una divisione atavica che spezza a metà il suo territorio. Un nord che procede sulla spinta di una manifattura di pregio che non riesce più a correre come in passato a causa di una crisi che ha messo in evidenza i difetti di un paese incapace di fare sistema. Un sud borbonico nei modi di agire oltre che nella mentalità, miracolosamente in grado di esprimere punte imprenditoriali di rango senza però riuscire a trasformare la sporadicità in una tendenza generalizzata di crescita e sviluppo. 

Nell’intervista rilasciata al Foglio, il numero uno di Confidustria Giorgio Squinzi ha indicato chiaramente quali sono i problemi da risolvere per dare una speranza all’industria italiana definendo “medievale” il sindacato, riferendosi a Fiom e Cgil, e descrivendo la burocrazia come “piombo sotto le ali del paese”. Squinzi ha anche aggiunto che senza l’euro “l’Italia attraverserebbe una recessione del 25-30%” e ha esortato Renzi a non fare scherzi sull’Irap. Ma il Foglio ha giustamente titolato sulla burocrazia perché è qui che Squinzi, proprietario della Mapei, ha voluto battere con forza raccontando due episodi della sua vita da imprenditore: la folle attesa di sette anni per ingrandire gli stabilimenti principali italiani del gruppo, uno vicino a Milano e l’altro a Latina, ma soprattutto la perdita di una commessa da record a causa dell’impossibilità di aumentare in tempi utili la produzione di polimero. In entrambi i casi il freno è stata la burocrazia. “Questo succede tutti i giorni, da anni, a migliaia di prenditori italiani” ha sentenziato Squinzi. 

Leggendo questa intervista non possono che stupire i toni trionfalistici del governo Renzi che nell’ultimo consiglio dei ministri ha riesumato le commissioni censuarie, nate nel 1866 ai tempi della prima ondata di fiscalizzazione nazionale. Le commissioni saranno incaricate di occuparsi della definizione dei nuovi valori catastali di case, terreni, fabbricati. 

E’ questa l’ultima riforma annunciata da Matteo Renzi: censire 62 milioni di immobili in base a qualità del manufatto, collocazione, anno di costruzione, stato conservativo della casa e dei valori immobiliari della zona di cui fa parte. Un patrimonio che supera di gran lunga i 5mila miliardi di euro per i privati e 525 milioni per le società, con una rendita catastale che nel 2013 ha toccato quota 37 miliardi di euro. 

Squinzi e le circa 150mila imprese di Confidustria chiedono più velocità. Le famiglie si aspettano soluzioni rapide davanti alle difficoltà del momento. Invece il governo dello sprinter Renzi s’impegna nella più costosa e lunga operazione burocratica degli ultimi anni che durerà, se tutto va bene, almeno un lustro. Per l’occasione saranno reclutati funzionari delle agenzie delle entrate, degli enti locali, professionisti, docenti, esperti di statistica ed econometria. Tutti sotto la guida del presidente del Tribunale competente che sceglierà i presidenti tra i magistrati o chi guida le commissioni tributaria locale. Nessuno, assicura il governo, prenderà un soldo. Sembra quasi una riedizione della riforma Del Rio che doveva abolire le Province e che invece non ha cancellato nulla. Le Province sono vive e vegete: non ci sono più presidenti e assessori pagati dai contribuenti ma i burocrati sì che ci sono ancora. A partire dai dirigenti che continuano a percepire stipendi d’oro, inimmaginabili nel settore privato, e che ora possono spadroneggiare quanto vogliono non dovendo nemmeno più fare i conti con chi è stato eletto dal popolo. 

La scelta stessa di calcolare la rendita catastale degli edifici residenziali non più attraverso i vani ma i metri quadri risponde all’esigenza di applicare un metodo più preciso che obbliga il proprietario a versare al fisco fino all’ultimo centesimo. Prima, invece, i tecnici avevano un margine più ampio di interpretazione nella definizione del numero dei vani e non di rado accadeva che i proprietari pagassero meno tasse rispetto al dovuto. 

Visto il momento di vacche magre per le casse statali, agli occhi di tutti gli addetti ai lavori la riforma del catasto è destinata a tradursi in un aumento indiscriminato della tassazione per chiunque possieda un’abitazione, un ufficio, un box o un qualsiasi altro tipo di immobile. Dal governo hanno promesso che ciò non accadrà. Sfido a trovare un solo italiano in tutta la penisola disposto a crederci. Isole comprese. 

 

 

 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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