DOPO IL FAMILY DAY | 01 Febbraio 2016

Una bellezza che si mostra e non impone nulla

La piazza del Family Day ha mostrato la bellezza di tante famiglie riunite pacificamente. E ha lanciato un messaggio chiaro al governo: ci ricorderemo delle decisioni che verranno prese

di ROSSANO SALINI

La grande manifestazione che ha visto radunate al Circo massimo di Roma centinaia di migliaia di persone può essere forse con più cognizione di causa giudicata a mente fredda, a distanza di un paio di giorni e fuori dal trito furore intorno al balletto di cifre e alle battute scomposte di chi proprio non ce la fa a rispettare chi la pensa in modo diverso. Ora per fortuna i social network son tornati a riempirsi di battute e frecciate sulla domenica calcistica, complice un derby che ha infiammato gli animi, e che ha certamente avuto il merito di spazzare via il noioso coro di comici improvvisati con le loro stanche facezie sul Family Day.

Ora si torna alla settimana lavorativa: una quotidianità che vale sia per chi ha partecipato alla manifestazione di sabato, sia per chi ha il dovere di prendere decisioni che incidono sulla vita della società e che pertanto avrà guardato quella manifestazione con un occhio particolare.

Solo due parole su chi vi ha partecipato, tra cui anche il sottoscritto, che pure non tiene famiglia ma che nonostante ciò condivide in tutto le ragioni della manifestazione. La piazza di sabato ha innanzitutto fatto vedere che si può manifestare in maniera veramente pacifica, con la bellezza di migliaia famiglie con bambini al seguito sorridenti e festanti, senza creare disordine. Le piazze che negano la democrazia e il rispetto sono ben altre. E questo è già un grosso punto a favore. In secondo luogo, i contenuti della manifestazione sono stati chiari e semplici: non essere «contro» qualcuno, bensì «a favore». A favore della famiglia, vero fondamento del vivere sociale; a favore dei figli, e dei loro irriducibili diritti; a favore di una società fondata sul principio di realtà, e non sulla negazione delle evidenze che la nostra natura umana ci mette di fronte agli occhi. Una piazza pacifica che ragiona, e che ha ancora voglia di argomentare su ciò che è diritto naturale e su ciò che non lo è.

Certo, c'era anche un «contro». Ma, come è stato ben specificato dal palco, non contro altre persone, bensì contro le ideologie: le ideologie che negano la realtà, e che vogliono costruire leggi intorno a questa negazione. Chi ha parlato di piazza che incita all'odio mente sapendo di mentire.

Ora è anche però il momento delle considerazioni politiche, al principio di una settimana che prevede l'avvio ufficiale della discussione intorno al tanto contestato ddl Cirinnà. Dal palco di sabato è stato lanciato un messaggio veramente significativo, che merita di essere approfondito: caro Renzi, è stato detto, sappi che ci ricorderemo delle decisioni che verranno prese.

Bene, in questo «ci ricorderemo» c'è tutto il contenuto democratico di quella piazza. Troppo spesso le piazze si animano sulla base di una pretesa ingiustificata: attribuire alla piazza stessa uno specifico valore in termini di gestione della democrazia. Come dire: cari politici, siamo qui e non potete non ascoltarci. Altrimenti siete anti-democratici.

Sabato è stata detta una cosa molto diversa: cari politici, prendete le vostre decisioni e decidete se ascoltarci o no, ma sappiate che ce ne ricorderemo al momento del voto. Un messaggio che non va a incrinare in nulla il processo democratico così come stabilito dalla costituzione (forme e limiti), e che invece troppo spesso è stato aggirato da una ingiustificata cogestione del potere con soggetti non titolati. Ecco perché è del tutto fuori luogo parlare di indebite ingerenze a proposito del Family Day e dell'appoggio (diretto o indiretto) da parte della Chiesa. Nessuna ingerenza, nessun vincolo; e quante altre volte invece dalle piazze, e proprio da quello stesso Circo massimo, sono stati lanciati messaggi che pretendevano di essere vincolanti, dettando un vero e proprio indirizzo politico.

Nessuno ha incatenato le mani a Renzi. Ma Renzi ora ha un elemento in più per giudicare, per soppesare e per prendere le sue decisioni.

Tutto questo basta a dimostrare che troppe, veramente troppe parole inutili sono state sprecate a proposito del Family Day. Si è parlato di odio, di intolleranza, di negazioni di diritti. Tutte cose che si dicono e si ripetono anche a prescindere dal Family Day. Ogni giorno sperimentiamo l'impossibilità di esprimere una posizione diversa da quella del pensiero unico su questo tema senza essere attaccati, insultati, boicottati. Un'intolleranza antidemocratica che è fatta anche di debolezza culturale: non si entra mai nello specifico delle ragioni, perché basta limitarsi allo slogan e alla battuta facile per chiudere la questione. Una seria discussione intorno a ciò che è diritto e ciò che non lo è non viene affrontata. Si teme il confronto, e si alza lo scontro come compensazione della propria debolezza culturale.

La piazza di sabato da questo punto di vista è una vera e propria boccata di aria fresca rispetto a chi invece vuol fare di tutto per avvelenare il clima. Il nostro vivere civile non può che trarre giovamento da chi torna a mettere sul piatto della discussione politica dati di realtà e di esperienza che è bene non trascurare.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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