PENSIERO UNICO | 06 Luglio 2016

Una cultura illiberale minaccia le nostre scuole

Dopo che la legge Cirinnà ha di fatto introdotto anche le adozioni omosessuali, ci sono ben otto proposte di legge che porterebbero la cultura gender nelle nostre scuole. Una vera e propria educazione di stato, illiberale, e da combattere

di GIUSEPPE ZOLA

Abbiamo visto tutti che fine ha fatto la legge sulle unioni civili. Alcuni cattolici erano contenti perché pensavano di avere evitato che fosse introdotta l’adozione da parte di persone legate ad una unione tra persone dello stesso sesso. Nulla di più falso: le adozioni sono oramai pacificamente ammesse dai giudici, che creano le leggi, invece che applicarle, anche perché alcuni giuristi sostengono che la legge Cirinnà ha, di fatto, introdotto in Italia il matrimonio tra persone omosessuali. Qui il pensiero unico ha stravinto.

Ma gli instancabili fautori di tale modo di pensare sono già su di un altro pezzo: il loro obiettivo è quello di introdurre nella scuola italiana l’insegnamento della cultura “gender”, con la sempre più banale scusa di combattere l’emarginazione dei ragazzi per motivi di carattere sessuale. Ci sono già otto proposte di legge, che alcuni vorrebbero portare in Commissione cultura della Camera dei Deputati, al fine di arrivare quanto prima ad una legge obbligatoria per tutte le scuole. Quasi tutti quei progetti vanno nella direzione a cui abbiamo accennato.

Il tentativo era già stato fatto in sede di approvazione della legge relativa alla cosiddetta “buona scuola”: in quella occasione si era trovata una soluzione di mediazione e la ministra dell’istruzione emise una circolare che, in teoria, evitava il pericolo qui paventato, valorizzando il compito e la funzione dei genitori degli studenti. Intorno a quell’episodio, nacque una polemica per molte settimane, anche perché la ministra osò dire che avrebbe addirittura denunciato penalmente coloro che avessero detto che nelle scuole era presente l’educazione gender. In effetti, in non poche scuole quei tipi di lezioni sono riuscite ad entrare.

Ora, si sta muovendo il tentativo di far entrare nelle scuole quella cultura attraverso una legge. Qualcuno sta tentando di far accelerare l’iter legislativo, anche se sarà molto improbabile che la discussione in commissione cominci prima delle ferie. Altri, contrari a tutto ciò, paventano che venga scelta la strada amministrativa, spingendo la ministra ad emettere una nuova circolare che apra la strada ad una educazione di origine ideologica e di contenuti unilaterali.

Tutta questa vicenda, comunque vada a finire, mette comunque in luce che il pensiero unico desidera far fuori il diritto della famiglia alla libera scelta educativa. Qui sta il vero problema: la famiglia deve comunque poter scegliere quale educazione dare ai propri figli, il che è riconosciuto anche dalla costituzione, anche se troppi uomini della cultura e della politica fanno fatica a riconoscerlo. Soprattutto sui temi delicatissimi attinenti l’affettività dei propri figli, i genitori devono poter sottrarre i propri figli ad una eventuale educazione che negasse le evidenze della realtà biologica, come gli insegnamenti gender tendono a fare.

Su questo tema, la cultura cattolica e quella liberale devono e possono trovare una grande consonanza. La storia della Chiesa dà ai cattolici ragioni potenti per andare in questa direzione; gli insegnamenti di Einaudi possono dare ai liberali i criteri per una politica a favore della libertà di educazione.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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