GOVERNO | 31 Dicembre 2018

Una manovra che non produce lavoro

Dopo sette mesi di governo Lega-5 Stelle arriva una manovra che brucia un mare di risorse pubbliche e non produce posti di lavoro. E sarà soprattutto il nord a pagarla

di ROBERTO BETTINELLI

Sette mesi per partorire una manovra che non produce lavoro.  

La manovra economica che il governo del cambiamento ha riscritto a quattro mani con Bruxelles, pena la bancarotta dell’Italia, ha dovuto ricorrere al sostegno della fiducia parlamentare per superare indenne la prova delle camere.

Una flat tax depotenziata e solo per le partite Iva, insieme al raddoppio della deduzione sull’Imu dei capannoni, sono i soli punti apprezzabili di una legge di bilancio che per il resto è destinata ad aprire voragini nei conti dello stato senza peraltro garantire crescita e sviluppo. Non sarà altro l’esito, infatti, delle due misure che assorbono la stragrande maggioranza delle risorse: reddito di cittadinanza e quota 100 in materia pensionistica. In entrambi i casi, purtroppo, sarà il nord a farsene carico dal momento che il provvedimento simbolo dei 5 Stelle, ossia il binomio neoassistenzialista costituito dall’assegno fino a 780 euro per chi non ha un lavoro e dal rilancio dei centri per l’impiego, premierà le regioni meridionali. Sicilia e Campania in testa. Quanto alla quota 100 saranno soprattutto gli statali a beneficiarne e, hanno già annunciato le associazioni delle imprese, il previsto turn over non si tradurrà in un incremento dell’occupazione.

Al netto delle uscite propagandistiche che descrivono una nuova era di benessere e giustizia sociale, gli effetti o i non effetti della manovra cominceranno a vedersi già nel prossimo anno nonostante i tentativi di ritardarne il più possibile l’avvio per risparmiare risorse ed evitare il giudizio dell’elettorato a ridosso delle elezioni europee. La Lega di Salvini nel frattempo proverà a frenare il calo dei consensi nelle regioni del nord, già documentato, con la battaglia dell’autonomia. Una partita che dovrebbe chiudersi a febbraio. Ma è difficile ipotizzare il traguardo ottimale che seguita ad animare le speranze dei governatori del Carroccio Fontana e Zaia. Il Movimento 5 Stelle ha il compito di presidiare gli interessi del sud se non vuole estinguersi come forza politica. Di Maio e i ministri pentastellati non tollereranno il prosciugamento dei fondi per consentire a Lombardia e Veneto di trattenere più tasse facendo venire meno il sostegno per i territori che rappresentano i più importanti bacini del proprio consenso.

Altre soluzioni del Def non convincono affatto: la mancata indicizzazione delle pensioni che si tradurrà in una minore capacità di spesa per gli anziani e soprattutto un aumento della tassazione per le imprese, a partire dalle più grandi, per le banche e per le assicurazioni. Attori, questi ultimi, che svolgono un ruolo strategico per l’indotto costituito dalle Pmi e dalle famiglie. In concomitanza con uno scenario economico recessivo che obbliga a rivedere al ribasso le stime di crescita del Pil il mancato impulso agli investimenti, alla grande industria e al sistema del credito non agevolerà di certo la ripresa dell’occupazione già minacciata dalle conseguenze del decreto dignità.  

La manovra del popolo, come amano definirla gli esponenti del Movimento 5 Stelle, è stata ideata sull’onda lunga della campagna elettorale dei due partiti di maggioranza. Ma se la politica del sussidio funziona in vista delle urne dopo, ad urne chiuse, serve ben altro per rimettere in moto il paese.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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