PENSIERO UNICO | 30 Novembre 2016

Una riforma dettata da J.P. Morgan

Nel 2013 J.P.Morgan denunciava che nel nostro Paese c'è un potere troppo forte delle regioni nei confronti dello stato, un eccesso di spazio dato al consenso popolare. Renzi, e molti cattolici, antepongono questo alla dottrina sociale della Chiesa

di GIUSEPPE ZOLA

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Domenica scorsa, il Corriere della Sera ha pubblicato un interessante articolo di Galli della Loggia, intitolato “L’Europa e l’eclissi dei partiti cristiani”, nel quale si fa risalire la crisi dei partiti socialisti all’indebolimento del ruolo della classe operaia e dei sindacati, mentre l’indebolimento dei partiti di ispirazione religiosa viene fatto risalire alla “secolarizzazione” e ad “una stagione di mea culpa” da parte della Chiesa. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni descritte da Galli della Loggia, che meritano un serio approfondimento, ma non posso non prendere atto del realismo con cui è stato affrontato il problema. L’espressione usata con il termine “eclissi” mi sembra fin troppo ottimistica rispetto all’attuale situazione, dove l’incidenza dei cattolici in politica appare sempre più al lumicino, anche se nominalmente alcuni cristiani, e tra essi alcuni cattolici, sembrano ancora occupare posti di prestigio, anche se da quei posti non viene certamente portata avanti una politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa. La causa dell’indebolimento politico dei cristiani sta nella scomparsa di una vera cultura cattolica. Troppo pochi cattolici, oramai, hanno il coraggio di prendere come punto di riferimento della loro azione i criteri che avrebbero dovuto imparare nell’appartenenza alla comunità cristiana. Invero questa “appartenenza” è sempre più sfilacciata e, quindi, non può che essere sfilacciata la proposizione di un pensiero cristiano. La conseguenza di tutto questo è che anche in politica i cristiani convinti stanno scomparendo.

Ho potuto constatare quanto appena affermato nella campagna referendaria in atto, dove non ho trovato un solo cattolico (dichiaratosi tale) che abbia preso come criterio del voto per il sì o per il no quanto la dottrina sociale cristiana ci ha insegnato da più di un secolo a questa parte. Dovendo essere, in questa sede, sintetico, direi che l’azione politica ispirata ai principi cristiani dovrebbe fa capo a questi criteri: “più società, meno stato” e rispetto dei principi di “solidarietà e sussidiarietà”. Ebbene, ho trovato pochissimi cattolici che, in questo importante frangente, si siano ispirati a questi criteri.

Eppure, materiale per compiere questo lavoro la riforma Renzi&Boschi ne offriva e ancora ne offre. E’ indubbio che questa riforma porta il nostro Paese verso un notevole accentramento statalista, con notevoli danni nei confronti soprattutto del principio di sussidiarietà. Del resto, la riforma ha copiato sotto dettatura quanto raccomandato nel 2013 da J.P.Morgan, che denunciava, nel nostro Paese, un esecutivo troppo debole, un potere troppo forte delle regioni nei confronti dello stato, un eccesso di spazio dato al consenso popolare ed al diritto di protesta. Il cattolico Renzi, invece di riferirsi alla dottrina sociale della Chiesa, ha pedissequamente obbedito alla cultura massonica di JPM, aumentando il potere dello Stato (con l’aggravante di una legge elettorale aberrante), ha diminuito il potere delle Regioni, ha tolto al popolo il voto per il nuovo Senato, ha affermato il principio di “supremazia”, in base al quale il governo in carica può annullare ogni legge regionale, anche nelle materie in cui lo Stato non avrebbe potere.

A fronte di questo scempio della democrazia popolare, troppi cattolici sono stati zitti. Ho incontrato un cattolico molto impegnato che ha deciso di votare sì dopo una riunione con i dirigenti dell’azienda in cui lavora, abbandonando così ogni originalità cristiana nella sua decisione. Ne ho incontrato un altro molto impegnato nella mia diocesi che ha detto di votare secondo le esigenze (peraltro infondate) dell’organizzazione dell’ente in cui lavora perché qui i principi cristiani non c’entrano. Un altro ancora, anch’egli molto impegnato, mi ha detto che comunque è bene cambiare, senza giudicare, con i criteri cristiani, se questo cambiamento è in meglio o in peggio. E così via.

In sintesi, mi pare che i cristiani stiano abbandonando il “pensiero di Cristo” e stiano frettolosamente adeguandosi al pensiero dominante espresso dai TG e dai giornaloni. Era inevitabile che si arrivasse alla loro insignificanza politica. L’eclissi è vicina ad essere totale. Da questo punto di vista, votare NO è un segno di autocoscienza e di libertà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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