STOCCOLMA | 07 Aprile 2017

Una strage che poteva essere evitata

Il terrorismo colpisce a Stoccolma. Il camion lanciato sulla folla inerme è il segno di un'assenza di unità nella lotta internazionale contro l'Isis e dell'ipocrisia di chi non vuole ammettere che è necessario mutare abitudini e stili di vita

di ROBERTO BETTINELLI

Un camion impazzito lanciato sulla folla può uccidere vittime innocenti ma non può vincere una guerra. L’attentato terroristico a Stoccolma, nel quale hanno perso la vita tre persone e altre otto sono rimaste ferite, è stato condotto con la stessa modalità artigianale utilizzata a Londra, Berlino e Nizza.

Un gesto che può essere eseguito da chiunque: impadronirsi di un camion, guidare nella zona centrale e affollata di una grande città, gettarsi a tutta velocità sulla folla inerme sono azioni eseguibili da un numero sufficientemente ampio di persone. Non c’è nulla di veramente complicato né sono richieste particolari abilità od una specifica preparazione militare.

Il solo aspetto da tenere seriamente in considerazione è il fattore sorpresa. I terroristi, finora, hanno avuto successo solo quando hanno colpito in assenza di controlli adeguati oppure quando mancava, da parte dei bersagli prescelti, la consapevolezza dell’esistenza di una vera e propria guerra. Ora, questa consapevolezza, c’è. Eppure il terrorismo continua a provocare morte e distruzione.

Le divisioni del mondo occidentale in Siria, sotto questo punto di vista, sono esiziali. Invece di combattersi a vicenda le due principali potenze coinvolte nel conflitto, Usa e Russia, dovrebbero decidere una volta per tutte se utilizzare Assad come un comune alleato oppure liquidarlo definitivamente. Mentre Putin guarda all’ex presidente della Siria come ad un interlocutore imprescindibile per riportare ordine nella regione e contenere l’espansionismo del Califfato, per Washington e conseguentemente per i Paesi europei Assad è un nemico tale e quale alle truppe dell’Isis.

E’ del tutto evidente che concentrare le risorse in campo contro il medesimo obbiettivo rappresenta la risposta più efficace contro il terrorismo di matrice islamica. I tir impazziti possono diffondere la paura ma non possono avere la meglio sulle efficienti organizzazioni di massa rappresentate dagli eserciti delle nazioni che partecipano alla guerra in Siria. Lo dimostra il fatto che, da quando è emerso un embrione di 'volontà allargata' di sbarrare la strada al Califfato, l’Isis ha visto ridursi progressivamente ma ineluttabilmente il proprio potere.

L’inversione di tendenza ha scatenato una nuova ondata di attentati. Una reazione che denota debolezza e che non deve essere confusa con una manifestazione di vitalità.

Ma i protocolli della sicurezza dovrebbero essere rivisti attuando tutte le misure del caso, senza cadere nell’ipocrisia di non riconoscere che i fanatici della Jihad sono riusciti nel tentativo di modificare le abitudini e lo stile di vita delle nostre città.

Fino a quando l’occidente non sarà in grado si schierare un solo e univo fronte contro lo stato islamico, coordinando le azioni militari in Siria, e fino a quando non dimostreremo di possedere il realismo necessario per ammettere che il terrorismo ha mutato per sempre le nostre vite, le nostre libertà e i nostri diritti episodi come quelli di Stoccolma, Londra, Berlino e Nizza sono destinati ad accadere e a colpirci di nuovo. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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