LA STORIA DI MARTINA | 08 Luglio 2018

Una tesi di maturità per vincere il destino

Martina, 19 anni, morta di cancro. I compagni di liceo hanno letto la sua tesi di maturità. La scuola ha rilasciato l’attestato. Una storia di coraggio e di amicizia che solo i giovani hanno la forza di esprimere

di ROBERTO BETTINELLI

Sui giovani di oggi se ne dicono tante. Parole più brutte che belle. Anni fa un ministro espressione di un governo tecnocrate e poco attento alla vita dei giovani, come peraltro dei pensionati, coniò per loro il termine dispregiativo ‘bamboccioni’. Poi si pentì. Ma l’epiteto è rimasto ad immortalare la generazione perduta dove è in crescita il fenomeno sociologico dei Neet, sigla che sta a significare Not in education, employment or training.

La storia di Martina, 19 anni, morta di cancro a pochi giorni dall’esame di maturità smentisce il copione di una generazione esauribile nel mito negativo dei Neet. Martina, studentessa della VB del Liceo Manzoni di Latina, pur sapendo di non avere nessuna speranza di vincere la malattia ha lottato fino all’ultimo. Ha studiato e ha frequentato la scuola fino a quando ha potuto. Ha lavorato per mesi alla sua tesi sul teatro di Pirandello senza lasciarsi abbattere dal pensiero di non farcela, di non avere abbastanza tempo, di non riuscire ad esporla davanti ai compagni e ai docenti della commissione di maturità.  

Non ce l’ha fatta. Il tumore che la affliggeva da due anni non le ha concesso di vivere il suo ultimo sogno. L’ha portata via prima con una lenta ma inesorabile ferocia, strappandola ai genitori e agli amici.

Come in un’opera di Pirandello la vita, informe e mutevole, si è dileguata fuggendo al tentativo legittimo, e spudoratamente umano, di imporre la stabilità di una forma resistente al flusso degli istanti garantendo una durata compatibile con i desideri e le aspirazioni di una ragazza di 19 anni.

Ma il sogno di Martina non è svanito. Sono stati i suoi compagni di classe, ragazzi e ragazze che potrebbero appartenere di diritto alla categoria dei Neet, ad esporre la tesi dell’amica che ha incontrato davanti a sé un avversario implacabile e più forte del diritto alla vita. Alla presenza dei docenti, del papà e della mamma di Martina, hanno letto il lavoro dell’amica sul teatro pirandelliano.

Un gesto folle, incantevole, leggendario che ha dato forma ad un sogno altrimenti destinato ad evaporare. Gli studenti della VB hanno reso perenne il sentimento che li legava a Martina ricordandone la dolce ostinazione, il coraggio, la volontà di non cedere al ricatto di una fine terribile e inevitabile. Gli organi scolastici hanno risposto in modo coerente, rilasciando un attestato e inoltrando al Ministero la richiesta di un diploma post mortem intitolato a Martina.

Pirandello, forse, non avrebbe condiviso l’esito filosofico di un gesto che ribalta lo schema di un’umanità che tenta disperatamente di incontrare certezze e che è destinata a soccombere al caos e all’indefinito della vita. Ma avrebbe di certo compreso la purezza di un sentimento che solo i giovani hanno la forza di esprimere.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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