BAGNASCO E LA CENSURA | 14 Febbraio 2016

Unioni civili: libertà a senso unico

Liberi di esprimersi, ma solo se si è a favore del ddl Cirinnà. Nastri arcobaleno ovunque, ma poi il mondo politico insorge contro il cardinal Bagnasco, che semplicemente «si augura» che la libertà di coscienza sia rispettata

di ROSSANO SALINI

Al termine di questa prima settimana di discussione e di votazioni in aula sul ddl Cirinnà possiamo dire di aver vista confermata una brutta verità: la libertà di parola e di espressione su questo argomento è interamente a senso unico. Qualunque augurio, auspicio, espressione di favore verso una determinata soluzione del problema è bene accetto, purché la direzione sia solo e unicamente quella che l'ondata dominante ha stabilito a priori essere quella giusta. Sicché le fasce arcobaleno sono un grande gesto di coraggio e di libera espressione; se il cardinal Bagnasco invece si augura (augura, badate bene, non impone e nemmeno suggerisce, semplicemente augura) che ci sia il rispetto della libertà di coscienza dei parlamentari attraverso lo scrutinio segreto è invece un usurpatore di fronte al quale è bene scatenare il putiferio.

Strano modo di concepire la libertà, non c'è che dire. Le parole di Bagnasco sono state di una limpidezza e di una pacatezza invidiabili, all'interno di un dibattito che vede molti sulle barricate. Vale la pena rileggerle: «Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto».

Renzi si è premurato di dire che le regole le stabilisce il Parlamento. Lo stesso ha fatto il sottosegretario alle Rifome, il cremonese Luciano Pizzetti. E chi ha detto il contrario, scusate? Bagnasco ha forse imposto qualcosa, ha dettato regole, ha parlato di un'obbligazione, ha minacciato ripercussioni, ha fatto qualcosa di tutto questo? No, per niente: basta rileggere le sue parole. Le parole autentiche, quelle da lui pronunciate, non i titoli degli articoli di giornale. Eppure i dotti Renzi, Pizzetti e compagnia si sono sentiti in dovere, belli impettiti, col ditino puntato, di specificare che le regole le stabilisce il Parlamento e non la Cei. Un modo cortese per dire ai vescovi di stare in silenzio.

Quindi non ci si può più nemmeno augurare che i lavori procedano in un certo modo, altrimenti si interferisce. Bella idea di libertà di parola. Bella idea di libertà di espressione. Peccato che tutte le manifestazioni pro-approvazione del ddl Cirinnà fatto per tramite della tv di Stato (pagata da noi cittadini, anche da quelli che sono contrari alla Cirinnà) non si siano meritate nessun rimbrotto. Nessuna ingerenza. Basta pensarla nella maniera giusta, e si ha il lasciapassare della libertà di espressione, altrimenti negata o palesemente boicottata.

E le parole di Renzi e Pizzetti, sebbene del tutto ingiustificate, dal momento che sono andate a correggere ciò che Bagnasco non si è sognato di dire, sono state per di più tra le più moderate fra quella pronunciate dai censori del Cardinale. Sono fioccate le espressioni piene di marcia e stucchevole indignazione, tra una «interferenza gravissima», uno sgomento per un «fatto mai successo nella storia della Repubblica» (ma va là, va là), fino al solito sproloquiatore Franco Grillini secondo il quale Bagnasco vorrebbe trasformare il Parlamento in un confessionale. Non è mancata persino un'idiozia colossale come quella di Massimo Teodori che, sul suo blog dell'Huffington Post, ha voluto teorizzare una violazione dei Patti lateranensi, parlando di un «Bagnasco fuorilegge». Tutto perché il presidente della Cei – dice Teodori – ha emanato un diktat nei confronti del Parlamento. Be', se un augurio è un diktat, allora non auguriamoci più nemmeno buon compleanno, prima di rischiare l'accusa di violare la libertà interferendo indebitamente nella vita altrui.

La versione contemporanea della censura è quanto di più subdolo il pensiero dominante odierno sia riuscito a partorire. Si finge di lasciare libertà di espressione e di parola, poi nei fatti si crea una fitta rete di boicottaggi e campagne mediatiche – queste sì discriminatorie – che portano alla conseguenza pratica che l'effettiva libertà di espressione sia appannaggio solo di chi la pensa in un certo modo. E non riguarda solo il caso specifico, per quanto pazzesco, della neo-censura nei confronti di Bagnasco. Riguarda il dibattito generale sull'argomento, riassumibile nello schema che i più (soprattutto il mondo dei media) ha in testa e diffonde: «Sei contro il ddl Cirinnà? Libero di farlo, nessuno te lo vieta. Ma se lo dici, sei un omofobo. Quindi devi tacere, altrimenti commetti un reato». Bene così. Viva la libertà.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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