GOVERNO MUTO SU ADOZIONI GAY | 09 Gennaio 2016

Unioni civili, Renzi scarica la ‘patata bollente’

Unioni civili e adozioni gay, è allarme rosso nel PD. Rivolta dei senatori contro la «stepchild adoption», slitta la direzione nazionale. Libertà di voto e silenzio del governo sugli emendamenti. Così Renzi scarica la ‘patata bollente’ al Parlamento

di LUCA PIACENTINI

Allarme rosso nelle fila del Pd. L'agitazione dem è palpabile tra i corridoi di Palazzo Madama. A mandare in tilt la segreteria del Partito Democratico è l’iter parlamentare del ddl Cirinnà sulle unioni civili, che andrà al voto il 26 gennaio. La direzione prevista per il 18 è infatti slittata a fine mese per lasciare il posto ad un confronto tra i senatori democratici. Mentre il governo ha deciso di non prendere posizione sulla «stepchild adoption» e resterà ‘muto’ davanti agli emendamenti favorevoli o contrari al testo. Un atteggiamento pilatesco che consentirebbe al premier Matteo Renzi di lasciare la palla interamente all’aula, di fatto senza interferire. Il premier-segretario è però da sempre uno dei principali sponsor della legge sulle unioni civili, proprio per questo la scelta del silenzio e di non dare indicazioni di voto, secondo alcuni somiglia molto, se non a un dietrofront, almeno a un cambio di tattica per non restare impantanato nella palude del Senato ed evitare pericolose ripercussioni sul governo sostenuto dai centristi.  

Lo scontro incandescente è sulla cosiddetta «stepchild adoption», la possibilità di adottare il figlio del partner, che per la galassia pro family nasconde l’insidia più grave in quanto farebbe cadere le barriere giuridiche, aprirebbe alle adozioni gay e alla pratica inaccettabile dell’utero in affitto. Sul punto il governo a trazione democratica è in difficoltà. Il testo del disegno di legge rischia infatti di finire sotto il tiro incrociato da un lato, dei centristi e dei dem cattolici contrari (il numero di questi ultimi oscillerebbe tra i 22 e i 28 parlamentari), dall’altro, se ‘annacquato’ con l’inserimento di una «stepchild ristretta», che prevederebbe limitazioni ai figli già nati all’atto dell’unione civile o richiami espliciti ai veti della legge 40 alla maternità surrogata, deluderebbe l’ala laica più intransigente e farebbe mancare il voto di Sel e del Movimento Cinquestelle. Senza contare che i pentastellati potrebbero comunque decidere di non sostenere il ddl per non dare l’impressione di intese con il Pd. 

Sullo sfondo, fuori dai palazzi del potere, l’azione incessante dei pro-family, dalla raccolta firme contro il disegno di legge Cirinnà all’impegno informativo e culturale. Il quadro politico è reso ancora più complicato dalla cornice della piazza, che i movimenti contrari al disegno di legge sulle unioni civili sono pronti ad affollare nuovamente. I segnali di un’imminente manifestazione analoga a quella del 20 giugno scorso si stanno infatti moltiplicando. E una cosa è certa: se il governo è 'muto', il Parlamento non può rimanere 'sordo' alla voce di centinaia di migliaia di persone mobilitate in difesa della famiglia naturale. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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