IL CASO ORLANDI | 19 Settembre 2017

Vaticanisti da strapazzo alla ribalta

I grandi giornali Repubblica e Corriere hanno montato in questi giorni un caso intorno a un documento relativo alla scomparsa di Emanuele Orlandi. Un falso a dir poco ridicolo

di ROSSANO SALINI

Una delle più grandi menzogne di questo periodo di confusione comunicativa è il fatto che esista un giornalismo serio, rigoroso e documentato, contrapposto alla macchina delle false notizie, reperibili prevalentemente tramite i cosiddetti ‘social network’. Certo, le panzane che si vedono quotidianamente diffuse e colpevolmente condivise su Facebook senza alcuna verifica sono tali da far cadere le braccia; ma pensare che in contrapposizione a questo caos esista un mondo del tutto diverso, fatto di giornalisti professionalmente scrupolosi in forza alle grandi testate, è pura fantasia.

Un saggio di quanto questa ricostruzione sia solo una pia illusione ce la stanno fornendo in questi giorni le due grandi ammiraglie del giornalismo italiano, vale a dire niente meno che Repubblica e Corriere. Il caso del giorno, incredibile a dirsi, è la scomparsa di Emanuela Orlandi, il giallo che intriga i giornalisti di casa nostra fin dal lontano 1983. Ora, annuncia Emiliano Fittipaldi su Repubblica, guarda caso a pochi giorni dall’uscita del suo nuovo libro, ci sarebbe un nuovo documento sbucato dal nulla, in grado di fare ipotizzare che il Vaticano avrebbe addirittura speso considerevoli somme di denaro per diversi anni, forse per tenere nascosta chissà dove Emanuela Orlandi. A Fittipaldi fa eco sul Corriere la regina dello pseudo-giornalismo investigativo di oggi, Fiorenza Sarzanini, inseguendo la notizia e cercando di non perdere il treno dell’ultimo scoop da dare in pasto ai lettori.

Nel giro di pochissime ore dalla diffusione del documento, è stato a tutti più che evidente che si trattava di un falso clamoroso, con spie lampanti e quasi al limite del grottesco. Ma i giornalisti coinvolti non si arrendono: primo, mantengono aperto il dubbio in merito al fatto che si tratti di un falso o no, anche contro l’evidenza; secondo, si inventano la pista alternativa, sostenendo che se anche è un falso, la notizia c’è comunque, e consiste nel fatto che qualcuno dal Vaticano fa uscire documenti falsi. Spettacolare piroetta.

Ma rimaniamo sul tema dell’infondatezza della notizia. Innanzitutto va precisato che giornalisti cosiddetti seri dovrebbero verificare un tale elemento. Anzi, diciamo che questa è proprio l’anima del loro lavoro. E invece no: il documento, così com'è, è stato dato in pasto ai lettori. Prima si lancia l’amo, poi si vede che succede. Strano modo di procedere davvero. Un falso per altro veramente ai limiti del comico, con un cardinale che inizia una lettera scrivendo «Sua Riverita Eccellenza», una formula a dir poco ridicola, per di più se scritta da un presunto cardinale. A questo seguono altri errori di ortografia e passaggi strani che rendono la lettera in un certo senso un caso di scuola, su come cioè non si costruisce un falso.

Per questi e altri motivi, il Vaticano non ha avuto remore non solo nello smentire la notizia, ma anche nel definire senza mezzi termini la documentazione come «falsa e ridicola». Un giornalista che viene smentito in questo modo dovrebbe nascondersi e cambiare mestiere. E invece no: oggi Fittipaldi, tronfio, scrive su Repubblica (rimarcando ancora nelle prime righe il titolo, l’editore e il giorno di uscita del suo nuovo libro) che «o il documento è vero, e apre ipotesi clamorose sul sequestro e il destino dell’adolescente; o è contraffatto, e segnala il riaccendersi di vecchie e nuove rese dei conti dentro le sacre mura». Il Corriere, da parte sua, ha il pudore quanto meno di non mettere più la notizia in prima pagina, ma pur trattandola alle pagine 18 e 19 cade anch’esso nel tranello di fare un grande articolo in cui sostanzialmente la Sarzanini affronta la questione allo stesso modo di Fittipaldi, e solo in una spalla viene dato conto delle incredibili e smaccate evidenze in merito alla falsità del documento in questione.

Il giornalismo spione di oggi, che insegue le trame dei b-movie talvolta di genere thriller, talaltra di genere pecoreccio, è una delle grandi sciagure del panorama comunicativo di oggi, ben più serio del problema delle fake-news su Facebook. Perché dietro alle allegre indagini della Sarzanini saltano a volte governi e vengono sputtanate persone innocenti senza alcuna remora. L’epoca della post-verità, infatti, non riguarda tanto chi non sa più distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso, quanto chi usa a proprio utile e vantaggio, chissà per quali scopi, il vero e il falso come categorie indistinte, variamente opzionabili. Non perdiamoci allora dietro ai ragnetti di Facebook, quando la grande stampa diffonde mostri ben più grandi e pericolosi.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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