TRASFORMISTI | 05 Febbraio 2016

Verdini e Cuffaro, le nuove tessere del Pd

Il Pd in cerca di tessere. Arrivano i ‘cuffariani’ a dar man forte e il partito subisce «una mutazione genetica» che lo porterà alla morte. Ma il campione del trasformismo è Renzi: ha reclutato l’impresentabile Verdini per tenere in piedi la maggioranza

di ROBERTO BETTINELLI

Sempre meno tessere per il Pd di Renzi. Un trend nazionale che sta facendo segnare casi a dir poco clamorosi. Nella ‘rossa’ Bologna gli iscritti sono calati da 26mila a 11mila in un quinquennio mentre in Puglia oltre 300 politici che fino a ieri militavano nelle liste della destra hanno scelto in massa, e con una tempistica che non può non fa sospettare un piano premeditato, di aderire al Partito Democratico. 

L’allarme rosso al Nazareno è scattato dopo che il Pd siciliano è diventato oggetto della scalata dei seguaci dell’ex governatore Salvatore Cuffaro, già per due volte alla guida della giunta regionale, e che ha alle spalle ha una condanna a sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra. 

Un politico, Cuffaro, che viene dalle fila della Dc palermitana, è stato senatore dell’Udc e da sempre è considerato un avversario irriducibile da parte dei sostenitori della sinistra. Oggi il suo grosso seguito, stimato in oltre un milione e mezzo di preferenze, sta per traghettare nell’area dem. 

Un pericolo che alcuni dei dirigenti siciliani del Partito Democratico hanno segnalato alla segreteria centrale e che rischia, qualora l’operazione andasse in porto, di travolgere definitivamente il partito. Lo stesso Bersani, leader della minoranza, ha dichiarato che «se nel Pd entra certa gente io non ci voglio più stare». 

Che il trasformismo sia una prassi abituale della politica italiana, e meridionale in particolare, è cosa nota. Uno degli esempi più scandalosi è Alfano che ha lasciato in malo modo il centrodestra per diventare il ministro più fedele dell'esecutivo renziano. Una decisione che continua a scatenare l’ostilità degli elettori dell’ex Pdl. E’ a questi, infatti, e a Silvio Berlusconi, che il titolare del dicastero dell’Interno e i parlamentari di Ncd devono la loro elezione. Ma fanno finta di non ricordarsene anche se il ‘salto’ non ha fruttato molto se si considerano i sondaggi, le scarse performance elettorali e il continuo ridimensionamento dell’area centrista che ormai sopravvive solo nelle due aule di Montecitorio e di Palazzo Madama. 

La recente conversione dei ‘cuffariani’ al credo renziano mette in luce però un surplus di opportunismo, una ricerca del potere fine a sé stessa, priva di riferimenti ideali e che può solo aggravare la precaria situazione del Pd alle prese con una crisi di identità e una emorragia degli iscritti senza precedenti. 

Davanti a questo fenomeno bisogna domandarsi chi sia il beneficiario dei nuovi e sgraditi ‘tesserati’ e quale sia la causa di un’esiziale processo di trasformismo che rischia di portare alla morte il primo partito italiano tanto da far dire a Roberto Speranza, illustre esponente della frangia antirenziana, che è in atto una vera e propria «mutazione genetica».

Per entrambe le domande la risposta è una sola: Matteo Renzi. E’ l’associazione renziana Big Bang ad aver attratto nella sua orbita i seguaci di Cuffaro. Allo stesso tempo il primo ad avviare una spregiudicata campagna di reclutamento in parlamento per cementare le basi della maggioranza è stato proprio il premier. Non si è fatto alcuno scrupolo a reclutare quello che agli occhi di tutta la sinistra italiana figura come un ‘impresentabile’, ossia Denis Verdini. 

L’ex plenipotenziario di Forza Italia è stato da poco ricompensato da Renzi della sua lealtà con incarichi importanti destinati ai membri del nuovo gruppo parlamentare che ha fondato, Ala, scatenando le proteste di molti esponenti dem. Una reazione che non ha smosso di una virgola il presidente del Consiglio e il suo entourage, preoccpati unicamente di rafforzare il consenso del governo. 

Se in periferia Cuffaro si avvicina al Pd è solo perché, al centro, Renzi ha inglobato Verdini nella maggioranza e nel governo. Sui territori, in definitiva, si stanno replicando le strategie del segretario nazionale. L’esito del percorso è ampiamente prevedibile: i nuovi iscritti cacceranno i vecchi e alla fine Matteo Renzi sarà libero di varare il Partito della Nazione. Ma a quel punto del Pd, e della sua storia, non rimarrà più nulla. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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