TRASFORMISMI | 28 Settembre 2015

Verdini nel Pd, ma così cresce solo l’anti-politica

Per anni la sinistra ha accusato Berlusconi della compravendita di voti, oggi è il Pd di Renzi che spalanca le porte a Verdini e seguaci. Nessuno a sinistra grida allo scandalo. Ma chi ci guadagna è l’antipolitica

di REDAZIONE

Sotto la regia esperta dell’ex berlusconiano Denis Verdini si sta consumando l’ultima delle ricorrenti delusioni che il Paese può imputare alla sua classe politica: la fuga da Forza Italia di deputati e senatori a totale vantaggio del Pd. 

Renzi e i vertici dem, ovviamente, ringraziano. Non ne possono andare fieri, soprattutto davanti al loro elettorato, ma di certo non rifiutano il comodo rinforzo in vista dell’approvazione della riforma costituzionale. Stupisce l’evidente contraddizione con ciò che il principale partito della sinistra italiana ha sempre contestato al nemico pubblico numero uno, Silvio Berlusconi, ossia la compravendita di voti che avrebbe determinato la caduta del governo Prodi. Una vicenda che ha provocato il processo che vede imputato per corruzione l’ex senatore Sergio De Gregorio e sulla quale i giornalisti si sono sbizzarriti fino ad annebbiare la realtà dei fatti.

Il governo Prodi non è caduto per colpa del Cav. Aveva i giorni contati fin dalla nascita. La coalizione era troppo disomogenea per poter durare fino alla fine della legislatura. Ma per anni la sinistra ha continuato imperterrita a stigmatizzare il mercimonio di deputati e senatori che Berlusconi avrebbe ordito segretamente fino al disastro finale. 

L’esodo che ha colpito Forza Italia non scandalizza più di tanto i milioni di italiani delusi dalla politica. Se è vero che il partito dell’astensione sta diventando, numeri alla mano, la principale forza politica, lo è anche perché i massimi esponenti del Pd non hanno mosso alcuna obiezione davanti allo spudorato trasformismo che fino a ieri descrivevano come un fenomeno ripugnante. Renzi, nel braccio di ferro con la minoranza interna, ha sempre invocato l’unità e la coesione per evitare i danni di eventuali scissioni. Un richiamo che sa di stucchevole opportunismo quando esce dalla bocca di chi, come il segretario del Pd, non ha esitato a pugnalare alle spalle il compagno di partito Letta per strappargli lo scranno di Palazzo Chigi. 

Fatte le dovute premesse è indubbio però che l’argomentazione abbia una sua validità intrinseca. Peccato che Renzi, al pari di tutti gli altri censori della sinistra, la utilizzi soltanto contro il nemico e mai contro sé stesso o contro gli amici. 

La politica non è il regno della purezza. A nessun candidato si chiede di essere senza macchia. Gli italiani sanno bene con chi hanno a anche fare e certe ingenuità non se le possono più permettere. Ma un conto è sigillare alleanze trasversali in momenti di particolare emergenza come ha fatto Berlusconi con il Patto del Nazareno. Un conto è invece mutare pelle trasmettendo l’idea che il solo e unico scopo dei parlamentari sia collocarsi al momento opportuno nel luogo più conveniente. Un sospetto che ha colpito l’intera operazione che ha portato alla luce del Nuovo Centrodestra di Alfano minando irreparabilmente il rapporto con gli elettori. 

Chi cambia casacca in corso d’opera viene giudicato per quello che è: un infedele. Nel senso letterale del termine. L’autore di un comportamento che non promette nulla di buono. E che fa male alla democrazia. Perché ci possa essere un regime politico rispettoso delle libertà, infatti, è necessario che i partiti non siano simili ad associazioni volatili, pronte a disperdersi al primo filo di vento. Ma nuclei stabili, organizzati, dotati di identità e disciplina interna. 

Oggi sul banco degli imputati non finisce una volta tanto Berlusconi. Ma il Pd di Renzi, chiuso in un silenzio imbarazzante davanti ai movimenti di truppe che dilagano in un parlamento che appare come il luogo dell’interesse e del tornaconto personale. Davanti a questo spettacolo i cittadini non possono che chiedersi se abbia ancora senso scomodarsi per andare a votare. 

Verdini e i suoi seguaci non fanno altro che ampliare la forbice dell’astensionismo. Renzi, accettando tutto questo, è il principale corresponsabile di una tresca che avrà indubbiamente il merito di farlo rimanere in sella fino al 2018 ma che ha come conseguenza più rilevante la crescita della rabbiosa apatia che nutre l’anti-politica. Un esercito che, grazie al cinismo Verdini e alla complicità del Pd, è destinato a ingrossarsi sempre di più. E' piuttosto facile immaginare chi sarà travolto in futuro. Magari non subito, ma solo per il fatto che i transfughi hanno la coscienza sporca e sanno che ricorrere al voto per loro sarebbe un suicidio. 


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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