SOCIETA' CIVILE | 02 Luglio 2015

«Competenza e spirito di servizio, così ricostruiamo il Paese»

L'intervista a Francesco Borsieri, avvocato, presidente di Civitas e vice presidente della holding pubblica Scrp: «Più società e meno Stato, ecco la formula per una rinascita autentica e duratura dell'Italia»

di REDAZIONE

Una laurea in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano, poi la pratica e l’esame di Stato, figlio e nipote d’arte, Francesco Borsieri è un avvocato di 33 anni che ha preso in mano le sorti di uno studio legale giunto alla terza generazione. Nato a Milano ma residente a Crema (Cr) dove lavora e ha frequentato il Liceo Classico Racchetti, vera fucina di liberi professionisti, ha alle spalle importanti esperienze presso la Citibank, lo studio milanese Agnoli Bernardi e Associati e lo studio Uckmar che l’ha spinto ad affrontare un periodo di lavoro all’estero, a Buenos Aires. Una scelta 'latina' in contro tendenza rispetto al percorso di molti giovani avvocati che prediligono il mondo anglosassone per il battesimo del fuoco: Gran Bretagna e Stati Uniti. «In realtà è stato un passo coerente con ciò che avevo in mente: lavorare nel mio Paese facendo un percorso di internazionalizzazione. Il diritto argentino è chiaramente un’altra cosa rispetto a quello italiano, ma è comparabile, per impianto delle norme e delle procedure, agli usi dei Paesi di diritto romano molto di più di quanto lo sia il modello del common law» racconta Borsieri che parla ‘fluently’ inglese e spagnolo e che è alla guida, in qualità di presidente, di Civitas, l’associazione culturale con sede a Crema che organizza incontri, seminari e pubblicazioni per promuovere la tradizione del liberalismo europeo sostenendo «il primato della persona e della società sullo Stato». 

Avvocato, Civitas ha dedicato l'ultimo incontro alla riforma delle Banche Popolari. Perché?
«L’ha spiegato molto bene il presidente del Banco Popolare Carlo Fratta Pasini che ha partecipato in qualità di relatore insieme all’eurodeputato del Ppe Massimiliano Salini e al giornalista del Sole 24 Ore Giancarlo Fabi. Si tratta di istituti di credito storicamente legati al territorio e al tessuto della piccola e media impresa. Le banche che si ispirano ai valori della cooperazione hanno dato prova di saper tutelare con maggiore incisività il fattore umano. L’imprenditore è valorizzato come un investimento dal valore sociale e non puramente finanziario».

Qual è la missione di Civitas e per quale motivo nelle iniziative dell’associazione è costante il riferimento all’UE e alla tradizione del ‘popolarismo europeo’?
«L’esperienza di Civitas è indicativa di un cambio di passo e di mentalità che mi ha interessato personalmente. Ho deciso di smettere di lamentarmi per tentare di prendere parte a un processo decisionale che avesse come scenario la dimensione pubblica. I momenti di incontro e di approfondimento culturale pongono la conoscenza al centro di un percorso di crescita civile che nasce dalla condivisione dei saperi e delle esperienze maturate in campo professionale. Amiamo lo studio, ma non solo. Il legame di Civitas con l’Europa e con il Partito popolare europeo testimonia di una visione che ha a cuore la relazione fra elaborazione teorica e produzione concreta del diritto». 

I partiti politici rappresentano una parte importante della società civile, ma ormai sembrano condannati a una crisi irreversibile. Perché?
«Assistiamo a innumerevoli episodi di distrazione del patrimonio pubblico. I partiti hanno smarrito la missione storica del reclutamento della classe dirigente e non sono più i naturali collettori dei fenomeni di socializzazione dal momento che assomigliano spesso a complessi oligarchici incapaci di promuovere mobilità e percorsi di affermazione dal basso. Ma se hanno fallito i partiti, non è assolutamente scontato che la società civile debba fare la stessa fine. Anzi, sono convinto del contrario. E sono convinto che una società civile più forte e consapevole sia in grado generare l’humus indispensabile per rigenerare la forma partito». 

Quale è il suo rapporto con la politica e che cosa l’ha spinta a presiedere un’associazione invece di tentare di fare carriera in un partito vero e proprio?
«I partiti nascono come risposta all’esigenza democratica di dare concretezza ai principi della libertà di pensiero e di associazione. Una missione che ritrovo nel Ppe, un grande contenitore dove sono garantite condizioni di flessibilità, rispetto del percorso di provenienza e capacità di sintesi. Il parallelo con il mondo dell’associazionismo è immediato. Qui contano davvero le persone con i loro meriti e le loro prerogative». 

Associazioni, fondazioni, sindacali e ordini professionali spesso finiscono per catalizzare le stesse critiche che si rivolgono ai partiti. Ma perché sono importanti i corpi intermedi?
«I corpi intermedi si collocano fra il cittadino e lo Stato. Sono fondamentali proprio perché circoscrivono l’azione pubblica che altrimenti sarebbe eccessivamente oppressiva e anti-liberale. In più all’interno di queste realtà i rapporti umani sono alimentati da una conoscenza senza barriere delle persone. Quando ciò smette di accadere, prevale il lato organizzativo e gerarchico. Allora finiscono per attrarre le critiche che oggi sono rivolte ai partiti politici». 

Come concilia la libera professione e lo spirito di servizio che richiede una scelta come quella di guidare Civitas?
«Oggi è necessario abbandonare l’individualismo tipico della libera professione. E’ il mercato stesso a richiedere l’unione delle forze. Gli altri professionisti non sono nemici ma partner che mettono a disposizione le loro competenze per fornire una visione globale dei problemi, la sola che possa individuare le soluzioni corrette. Non è più possibile l’improvvisazione del singolo che tenta di portare a termine scorribande nei diversi rami del diritto o dell’economia. Dobbiamo concepire il nostro impegno lavorativo nell’ottica di un progetto comune».

Lei è vicepresidente di Scrp, una holding pubblica che riunisce oltre 50 Comuni della provincia di Cremona. Che cosa vuol dire per un professionista amministrare direttamente la ‘cosa pubblica’?
«Questa esperienza mi ha insegnato quanto la politica territoriale possa mostrare connotati di dignità, aprendo spazi di speranza reali per la rinascta del Paese. I sindaci appartengono molto spesso a liste civiche. Il condizionamento delle sigle di partito non è avvertito al punto da bloccare l’indipendenza di azione e di giudizio. Ciò permette anche a noi professionisti di lottare contro le vecchie logiche che si disinteressano delle performance aziendali. Il progetto in corso più importante, una caserma dei civili del fuoco che deve coprire un raggio d'azione di oltre 50 Comuni, sarà ultimato con costi decisamente inferiori. Parliamo di 700mila euro invece degli due milioni di euro previsti dalla precedente proposta. Si può amministrare bene la cosa pubblica, ma bisogna dotarsi delle categorie che sappiano tutelare il rispetto del mercato. Più efficienza vuol dire meno costi per i cittadini». 

La crisi economica è anche e soprattutto una crisi morale. Quali sono gli effetti per la libera professione?
«Personalmente sono disposto a perdere un cliente piuttosto che consigliare soluzioni impraticabili che alla fine si rivelano controproducenti per la mia stessa attività. Lavoro in una città dove ci sono 200 avvocati. La flessione del mercato è inevitabile. Ma chi segue le regole deontologiche oltre che quelle che sono mosse dalla sana ambizione di un equo compenso, semina per il futuro. La reputazione è il fattore più premiante in una prospettiva di lungo periodo». 

Quale è la sua idea di libertà e di società? 
«Concepisco la libertà dentro un quadro di regole certe e inviolabili che rispettano la dignità e l’indipendenza delle persone. Libertà e il liberismo non sono principi assoluti e ideologici, svincolati dalla storia di una comunità e dai legami di solidarietà. La ‘res publica’ si regge su questo ‘senso del limite’ che ha l'obbiettivo di scatenare le possibilità infinite che nascono dalla collaborazione fra le persone. Ma il perimetro dell'azione dello Stato deve essere contenuto con altrettanta decisione. Un esempio? Le tasse devono essere equiparate alla qualità dei servizi che ricevono i cittadini. O c’è questo equilibrio o diventa impossibile ricostruire il Paese in un'ottica autenticamente liberale». 

 


REDAZIONE

L'Informatore - Quotidiano liberale

Organo di informazione dell'Associazione culturale "Civitas"

redazione@informatore.eu

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.