LA FUGA CLAMOROSA | 17 Dicembre 2015

Vietati blitz «notturni». E il sospettato delle stragi si dilegua

Bruxelles. La polizia individua il sospetto terrorista ma non può intervenire: la legge vieta perquisizioni dalle 23 alle 5. E il ricercato sfugge nascondendosi in un mobile durante un trasloco. Ce n’è abbastanza perché in Belgio si facciano delle domande

di LUCA PIACENTINI

Incredibile. La notizia è clamorosa. Quasi inverosimile. E sta facendo il giro del mondo. E’ rimbalzata prima in Europa, ma ha già attraversato l’Atlantico. E l’ha ripresa anche il New York Times. Se non fosse direttamente collegata alla terribile tragedia delle 130 vittime di Parigi, la tentazione sarebbe quella di derubricarla a folklore. Una sparata tanto grossa, da rendere praticamente impossibile il prenderla sul serio. Ma non è così. Contesto, modalità e fonti impongono di riportarla all’opinione pubblica. E farsi delle domande sull’efficacia degli strumenti non solo informativi e bellici, ma anche giuridici per contrastare in modo efficace la sfida posta dal terrorismo ispirato dallo Stato islamico.

Mentre si apprende di due arresti in Austria collegati alle stragi del 13 novembre, il ministro della Giustizia belga Koen Geens dichiara all’emittente televisiva Vtm che il grande ricercato dopo gli attacchi di Parigi, Salah Abdeslam, sarebbe stato «verosimilmente» individuato a Molenbeek tra il 15 e il 16 dicembre, ma non è stato arrestato perché l’intervento della polizia sarebbe caduto ’fuori orario’: il codice penale belga vieta infatti perquisizioni notturne tra le 23 e le 5 del mattino. La tv pubblica è arrivata a dire che il sospettato sarebbe riuscito ad allontanarsi approfittando di un trasloco e nascondendosi in un mobile. On line ha notizia ha suscitato reazioni indignate e commenti ironici. 

E’ dagli attacchi di Parigi che le autorità francesi e quelle belghe sono sotto pressione. Segnali di possibili attentati sarebbero stati sottovalutati. Già prima si parlava di un pericolo imminente per i paesi della coalizione. L’ordine di colpire sarebbe venuto direttamente da Al-Baghdadi. Ma si trattava di indicazioni generiche: comunicazioni che, per servizi francesi, si ripetono a tutte le ore. Poi è toccato al Belgio. Appreso che la cellula jihadista aveva radici nel quartiere di Molenbeek, anche Bruxelles era finita nella bufera: che cosa è stato fatto negli anni per monitorare un’area urbana tristemente nota per essere luogo di passaggio di terroristi e pericolosi jihadisti? Ci sono poi le falle riferite dalle cronache nel sistema dei passaporti, la facilità sconcertante con cui in Turchia sarebbe possibile procurarsi un documento siriano falso ma apparentemente valido per l’espatrio. 

I dubbi sulla capacità degli stati europei di prevenire altri attentati hanno accompagnato la controffensiva occidentale, dalla reazione delle forze speciali a Parigi al filo rosso che ha portato gli investigatori fino nella capitale belga. L’opinione pubblica si è interrogata sulle cause e sui possibili rimedi. Come affrontare con successo la minaccia del terrorismo? Le risposte sono diverse, nessuno ha in mano una ricetta valida una volta per tutte. Si procede per tentativi. Da un migliore coordinamento tra i servizi di intelligence ai controlli più stringenti sui passeggeri degli aerei, a misure, se non per limitare la circolazione nell’area Schengen, almeno per rafforzare il monitoraggio dei confini, fino all'azione militare nelle zone del Merio Oriente direttamente controllate da Daesh. 

Nelle ore di massima allerta, la Francia ha dichiarato lo stato di emergenza, restringendo temporaneamente le libertà individuali per garantire più sicurezza ai cittadini. E’ il caso delle perquisizioni amministrative seguite agli attentati del 13 novembre che, secondo i dati diffusi pochi giorni fa dal ministero dell’Interno francese, hanno raggiunto quota duemila. Un numero impressionante. C’è chi aveva messo in guardia da uno stato di allerta prolungato, che avrebbe esposto i francesi al rischio di abusi. La domanda ci può stare: fino a quando estendere le misure straordinarie? Qual è il confine che da non superare, pena la rinuncia di libertà preziose che storicamente caratterizzano in modo essenziale la democrazia occidentale? 

Il caso della legge penale belga che impedisce perquisizioni notturne nelle abitazioni, in una determinata fascia oraria, sembra però differente. Il New York Times riprende la notizia scrivendo che la rivelazione del ministro della Giustizia alimenta l’immagine di inefficacia del governo belga, e si aggiunge alla lista delle «occasioni apparentemente mancate di catturare» il fuggitivo, responsabilità condivisa da Francia e Belgio. Speriamo che, se in Belgio il problema è davvero una legge antiquata del 1967 che tutela la privacy delle famiglie al punto da impedire alla polizia di intervenire in modo tempestivo con perquisizioni notturne per assicurare alla giustizia un pericoloso sospettato, il Parlamento di Bruxelles tragga le dovute conseguenze. E faccia una cosa sola: la cambi il prima possibile.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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