PENSIERO UINICO | 17 Ottobre 2017

Vietato parlare di ‘maschi’ e ‘femmine’

A Roma il Comitato di controllo delle comunicazioni commerciali vorrebbe far togliere cartelli in cui semplicemente si dice che “i bambini sono maschi e le bambine sono femmine”. Un’azione liberticida

di GIUSEPPE ZOLA

Oramai, tutte le “autorità” più o meno costituite stanno abbracciando acriticamente molte delle tesi di quello che chiamiamo pensiero unico, che coincide con il “politicamente corretto”. Così, vediamo che il Governo, dopo avere voluto a tutti i costi le unioni civili, ora, attraverso il Premier, insiste nel volere votare la legge sullo jus soli: probabilmente sta eseguendo gli ordini che il miliardario Soros gli ha dato quando è entrato, poche settimane fa, a Palazzo Chigi. Vediamo che il Parlamento vorrebbe approvare le legge liberticida sull’omofobia e quella sul fine vita. Vediamo che alcuni ordini professionali degli psicologi vorrebbero punire con misure disciplinari coloro che sostengono i punti di vista che l’umanità intera ha sempre fatto propri (ad esempio, che per la crescita dei bambini è bene che ci sia la presenza di un papà e di una mamma). Vediamo magistrati che, pur di assecondare il pensiero dominante, inventano leggi che in Italia non esistono, soprattutto in tema di adozioni effettuate da coppie omosessuali (sconfinando così nel potere legislativo). Vediamo Regioni, Provincie e Comuni che tentano di forzare leggi e regolamenti per assecondare soprattutto la lobby LGBT.

Proprio in questi giorni, un’altra “autorità” si è fatta viva su questo fronte. Come probabilmente molti nostri lettori sanno, per iniziativa di “Citizen go” e di “Generazione Famiglia” un “bus della libertà” ha compiuto una sorta di giro d’Italia con un pullman che sulle fiancate portava la scritta (ovvia avrebbe detto il grande Chesterton): “I bambini sono maschi-Le bambine sono femmine”. Al termine di questo giro, contestato in qualche città, ma portato avanti con grande determinazione e allegria, gli organizzatori hanno fatto affiggere su alcuni spazi di Roma questa scritta: “Basta violenza di genere: i bambini sono maschi le bambine sono femmine”. Ebbene, a fronte di questa “scandalosa” iniziativa, è intervenuta un’altra sedicente  “autorità”, il Comitato di controllo del codice di autodisciplina delle comunicazioni commerciali, il quale ha ingiunto agli organizzatori di togliere quei manifesti, perché violerebbero alcuni articoli del “codice”, in quanto i messaggi in essi contenuti offenderebbero la dignità delle persone e confonderebbero i bambini (sic!)

A parte che il comitato (liberticida) è uscito dalle proprie competenze, che si dovrebbero limitare al campo delle “comunicazioni commerciali” mentre quelle dei nostri amici non lo sono, è evidente che esso ha palesemente violato uno degli articoli più importanti della nostra Costituzione, il 21, il quale così si esprime: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.  Nel caso di specie, la cosa è ancora più grave, perché il messaggio affisso sugli spazi di Roma è condiviso dall’intera umanità, in quanto non abbagliata da una ideologia che non tiene più conto della realtà.

Ma c’è di più: se dovesse passare la linea adottata dal comitato liberticida, saremmo condannati al silenzio più assoluto. Infatti, qualsiasi affermazione (anche la più innocente come nel nostro caso) potrebbe trovare qualcuno che si offende ed allora occorrerebbe vietare qualsiasi manifestazione di pensiero. Tutti zitti, così nessuno si offende.

Ma il ‘pensiero unico’ sta seguendo un’altra strada, quella del totalitarismo: vuole che si possa esprimere solo il pensiero ad esso gradito. Piena dittatura. Per questo dobbiamo esprimere la più piena solidarietà a chi vuole difendere figli e nipoti e resistere insieme a loro in nome della libertà.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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