SCENARI & SONDAGGI | 31 Ottobre 2016

Vince il no? «Renzi vada a casa»

Lascio, non lascio, con la fiducia delle Camere resto, non ne parlo più. Cosa farà Renzi se vincerà il no al referendum? Nessuno lo sa. Ma per i sondaggi gli italiani hanno le idee chiare: in caso di bocciatura deve fare le valigie

di LUCA PIACENTINI

Cosa accadrà se vincerà il no al referendum costituzionale? Sembra quasi impossibile che Renzi resti in piedi. Possiamo immaginare lo scenario. Un minuto dopo lo scrutinio che sancisse la sconfitta del governo, tutte le forze di opposizione, dalla Lega a Sel, da Forza Italia al Movimento Cinque Stelle, comprese frange del Gruppo misto, passando per malpancisti vari e minoranza Dem, scatenerebbero un vero e proprio assalto politico-comunicativo. Si partirebbe da tweet al vetriolo, dichiarazioni pubbliche su agenzie di stampa, televisioni e giornali, per finire con appelli e richieste urgenti di colloqui al Quirinale. 

Anche se il premier rimanesse pubblicamente in silenzio - cosa che riteniamo altamente improbabile vista la verve comunicativa del personaggio - e non dovesse presentarsi di propria iniziativa al Colle per rassegnare le dimissioni, la palla passerebbe inevitabilmente nelle mani del capo dello Stato. Che, come da prassi istituzionale di fronte a una possibile crisi politica, avvierebbe immediatamente le consultazioni e un confronto serrato con il rappresentante dell'esecutivo e tutte le forze parlamentari. 

L'interrogativo di fondo sarebbe: ci sono le condizioni affinché questo governo prosegua il cammino? Ha una maggioranza che lo sostiene in Parlamento? Guardando ai numeri di Camera e Senato, probabilmente dovremmo rispondere in modo affermativo. Ripensando invece all'esito del voto popolare di tre anni e mezzo fa, dovremmo dire di no: la gran parte degli italiani non è rappresentata da questa maggioranza costruita artificialmente dal meccanismo di traduzione dei voti in seggi e dalle regole istituzionali. 

Il peso elettorale di Ala e Ap non è calcolabile (alle ultime politiche non esistevano). Mentre quello del Partito Democratico è scritto nero su bianco dalle elezioni del febbraio 2013: meno del 30% degli elettori, poco più di 10 milioni di voti, contro gli oltre 18 milioni (sommando centrodestra e Cinquestelle) che non lo hanno votato. 

Tornando al post referendum, da un lato avremmo quindi tutte le forze di opposizione che invocano un passo indietro di Matteo Renzi, dall'altro alcune schegge parlamentari e il partito che tre anni fa prese meno di un terzo dei voti, e che solo grazie ai trasformismi e ai cambi di casacca in Parlamento continuerebbe a costituire una maggioranza formale. 

Alla luce di tutto questo, e anche non volendo restituire la parola agli elettori - che oggi di fatto si ritroverebbero il pasticcio della doppia legge elettorale, l’Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato, una riedizione del Porcellum privato degli aspetti incostituzionali dopo il pronunciamento della Consulta - pensiamo che sarebbe molto difficile per Sergio Mattarella legittimare una semplice prosecuzione dell’esecutivo. Chiaramente tutto sarebbe più semplice se Renzi decidesse di staccare la spina rassegnando dimissioni irrevocabili e decretando egli stesso la parola fine sulla storia breve, inconsistente e confusa del proprio governo. 

Cosa farà il presidente del Consiglio in caso di sconfitta il 4 dicembre? Per rispondere abbiamo solo una strada, rileggere cosa ha dichiarato a riguardo. Risposta: in sostanza tutto e il contrario di tutto. È partito da una netta personalizzazione della consultazione (della serie: se vince il no mi dimetto, è finita la mia esperienza politica), ad un'apparente marcia indietro dopo i sondaggi negativi (ammissione dell’errore e messaggi del tipo: non è il referendum di Renzi), alla più recente oscillazione tra la scelta di non tornare più sull'argomento e quella di restare finché avrà la fiducia delle Camere. 

Insomma: non si sa. Chi ha le idee chiare è invece il popolo italiano, che stando alla recente rilevazione di Scenari politici per l'Huffington post, con una schiacciante maggioranza, il 66% degli intervistati, vede una sola strada percorribile in caso di vittoria del no: le dimissioni del premier. Appena il 24% pensa che l’ex sindaco di Firenze dovrebbe continuare a presiedere l’esecutivo. 

Al netto della stroncatura sulla personalizzazione fatta da Renzi che, sempre secondo il sondaggio, per il 68% avrebbe favorito il no, il sentimento diffuso in Italia è abbastanza chiaro: se fallisci, vai a casa. Pensiamo che il premier farebbe bene a sintonizzarsi, facendo le valigie in caso di sconfitta.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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