POLITICA E PRINCIPI | 19 Dicembre 2014

Vita e famiglia: no al conformismo antiliberale

La lotta contro un potere statale che toglie spazio alla famiglia non può che essere al centro dell'impegno politico di chi si definisce liberale. Intervista a Carlo Lottieri (Istituto Bruno Leoni)

di ROSSANO SALINI

Alla disperata ricerca di una politica autenticamente liberale. Continua l'inchiesta dell'Informatore intorno a quel che resta di un'idea e di una speranza di «rivoluzione liberale» in Italia. Perché se la fotografia del nostro paese emersa dall'annuale Indice delle liberalizzazioni è quella di un posto dove è difficile trovare spazi di libero mercato e reale concorrenza, anche allargando lo sguardo ad altri aspetti c'è poco da stare allegri. Se parliamo di rispetto della vita, di famiglia e di libertà di educazione troviamo altri pesanti ostacoli. E quel che più preoccupa è che si fatica a trovare una politica che individui questi ambiti come ulteriori spazi di battaglia per la libertà degli individui e della società. Sia dal centrosinistra, sia – e ancor più colpevolmente – dal centrodestra, sono erroneamente visti come ambiti che pertengono solo al complicato problema strategico del rapporto con la Chiesa e l'elettorato cattolico. E così facendo si lascia, sul piano dei principi, il campo aperto a un «relativismo assoluto che non ammette contestazioni e che s’impone in forma dogmatica», come spiega in questa intervista all'Informatore Carlo Lottieri, docente di Dottrina dello Stato all'Università di Siena e direttore del dipartimento di Teoria politica dell'Istituto Bruno Leoni.

La crisi profonda del centrodestra italiano, crisi di identità e di declinazione politico-partitica, spinge a interrogarsi ancora una volta sull'esistenza di un'area politica liberale in Italia: c'è? C'è mai stata? In cosa e in chi si è identificata – anche parzialmente – un'autentica posizione liberale in Italia, in particolare nell'Italia della seconda repubblica?

«In Italia la tradizione liberale è sempre stata minoritaria. Abbiamo avuto qualche grande figura intellettuale (da Ferrara a Rosmini, da Pareto a Leoni, per citare soltanto i maggiori), ma raramente si sono viste forze politiche organizzate che fossero davvero schierate a difesa dei diritti individuali, a protezione del mercato, a tutela della libertà di iniziativa e dell’autonomia contrattuale. Anche i partiti che in qualche modo, talvolta, hanno voluto rappresentarsi come “liberisti” – da Forza Italia alla Lega Nord – hanno quasi sempre tradito le promesse fatte».

A proposito di Forza Italia e Lega: sembra consolidarsi l'asse tra Salvini e Berlusconi, che sono tornati a lanciare l'idea della flat tax con tanto di benedizione dell'economista Alvin Rabushka, ideatore dell'aliquota fiscale unica. Le sembra una proposta credibile? È un'autentico progetto liberale o una sparata populista?

«La flat tax può essere una buona proposta, ovviamente se l’aliquota unica è molto bassa; ma quello che oggi manca è un ceto politico credibile. Né Berlusconi né Salvini – alla luce di quanto hanno fatto e non fatto fino a oggi – possono apparire convincenti e affidabili. Penso che molto difficilmente l’elettorato darà fiducia a questo ceto politico: penso che ci sia davvero bisogno di volti nuovi».

Per uscire dall'aspetto economico, quando si parla di politica liberale si sente spesso un refrain un po' ambiguo: liberali in campo economico, ma conservatori nel campo dei principi. Come superare questa ambiguità? La difesa della vita e della famiglia non rientrano in quel diritto naturale che i liberali autentici – proprio in quanto liberali – dovrebbero difendere?

«Da sempre il liberalismo è schierato a difesa della vita, della libertà e della proprietà, per usare le parole di John Locke. Oltre a ciò, quando si parla di libertà non si può non parlare di libertà di associazione: e la famiglia è l’espressione più importante di tutto ciò. Una società forte, in grado di resistere dinanzi al potere statale, non può distruggere i corpi intermedi e togliere spazio alla famiglia, ma anche alle altre forme di comunità e relazione sociale».

Cosa pensa della svolta del partito di Berlusconi sui temi etici, in passato difesi forse solo per tenere buono l'elettorato cattolico?

«Non ho grandi opinioni in merito. Mi pare che tutto questo faccia parte di una sorta di marketing elettorale volto a intercettare questa o quella componente della società italiana».

In molta parte dell'Europa la ridefinizione del concetto di famiglia e di genere sessuale ha portato a cambiamenti proposti con forza anche a livello educativo, e fin dalla più tenera età. Non sono proprio questi episodi che dovrebbero indurre un liberale a vedere il campanello d'allarme di uno Stato etico, invadente, che vuole rimodellare – in alcuni casi imponendola – la cultura e l'educazione dei cittadini?

«Stiamo vivendo in un’epoca strana, dove una certa idea assai paradossale di tolleranza e libertà (all’insegna del politicamente corretto) sembra imporre un’unica visione della realtà e pare inibire ogni confronto e respingere ogni ipotesi dissidente. Domina un relativismo assoluto che non ammette contestazioni e che s’impone in forma dogmatica, soprattutto grazie all’istruzione pubblica. C’è bisogno di più pensiero e di più libertà, di un diverso anticonformismo e del coraggio di avere opinioni e testimoniare la propria intuizione della verità».


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.