PENSIERO UNICO | 16 Giugno 2017

Vita e morte, è lo Stato a decidere?

Fa scalpore in Inghilterra il caso del piccolo Charlie: i genitori vorrebbero portarlo negli Stati Uniti per curarlo dalla sua grave malattia, ma i giudici ordinano ai medici di interrompere le cure. Il potere del pensiero unico arriva anche a questo

di GIUSEPPE ZOLA

Il “pensiero unico” va avanti imperterrito nel suo percorso contro la umana realtà, arrivando a delle conseguenze che lo rendono sempre più odioso alle persone di buon senso o, più semplicemente, “umane”. Stiamo arrivando alle più spietate barbarie.

In Inghilterra, il piccolissimo Charlie è nato con una grave e rara malattia, destinata a portarlo alla morte precoce. L’unica speranza pare essere quella di portarlo negli Stati Uniti, dove quella malattia potrebbe essere affrontata. I genitori sono disposti ad affrontare qualunque sacrificio per andare negli USA con il piccolo Charlie per sottoporlo a quelle cure. A questo punto si oppone al sacrosanto desiderio dei genitori il moloch dello Stato, sotto forma di un Tribunale che ha ordinato ai medici di interrompere le attuali cure, che sarebbero inutili, dato che la gravità della malattia porterebbe comunque il bambino alla morte. In pratica, l’autorità giudiziaria ha condannato a morte il bambino, anche contro la volontà dei genitori. Terribile assurdità!

Tutto ciò non è frutto né del caso né di tribunali particolarmente odiosi. E’ frutto di un pensiero ben preciso, che si arroga il diritto, sulla base di criteri estranei alla sacralità della vita, di decidere quando un’esistenza umana ha la dignità per vivere e quando no. E’ l’uomo di oggi che, sempre di più, si sta ponendo al posto di Dio e quindi crede di poter disporre impunemente della vita e della morte delle persone. Ciò avviene già da tempo riguardo alla vita del nascituro, a cui viene impedito di vivere anche per i motivi più banali (ma non c’è nessun motivo che potrebbe giustificare una tale azione). In questi ultimi tempi, sta avvenendo sempre più spesso anche sul versante del “fine vita”. In molti Paesi europei, l’eutanasia, anche dei minori e dei disabili, è diventata norma di legge ed anche in Italia se ne sta discutendo in Senato, dopo che la norma è già stata approvata dalla Camera.

Varie sono le ragioni che i sostenitori dell’eutanasia portano a supporto della propria tesi. Alcuni sottolineano ragioni economiche: costerebbe troppo mantenere in essere una vita “inutile”. Alcuni portano ragioni sanitarie. Altri ragioni umanitarie. Ma nessuna ragione può essere più importante della tutela della vita, che, è bene ricordare, non ci siamo dati noi. La vita è un puro dono e come tale deve sempre essere trattato. Altra questione è quella di evitare l’accanimento terapeutico. Nel caso del povero e piccolo Charlie, non siamo di fronte ad un accanimento terapeutico, ma alla volontà dei suoi genitori di sottoporlo a cure che potrebbero salvarlo. Ma i giudici, istruiti dall’attuale pensiero unico, ne hanno decretato la fine, perché il bambino sarebbe comunque destinato a “morire”. Ma, per quello, anche i giudici sono destinati a morire. E allora?


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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