SCENARI | 03 Novembre 2014

Voci dal centrodestra

«Il centrodestra va rifondato. Mettere insieme i cocci non serve a nulla». Così dicono i militanti, e hanno ragione

di ROSSANO SALINI

«Il centrodestra va rifondato. Mettere insieme i cocci non serve a nulla». Così un militante di centrodestra, pochi giorni fa in un incontro a Genova organizzato da Ncd, ha descritto in maniera limpida la situazione attuale e l'eventuale prospettiva futura per quell'evanescente blocco politico che in Italia dovrebbe oggi rappresentare l'alternativa alla centrosinistra capeggiato da Matteo Renzi.

Innanzitutto i cocci. Forza Italia, il partito dal consenso maggiore, rischia una batosta ai prossimi appuntamenti delle elezioni regionali. Le più recenti notizie di stampa parlando addirittura di una possibile debacle al di sotto del 10%. Dietro alla crisi di identità del suo partito, il leader Silvio Berlusconi sembra però godere di buona salute personale: il patto del Nazareno risulta a tutti gli effetti il suo vero interesse, se non proprio la coperta sotto la quale coprirsi per passare in serenità gli ultimi anni della sua vita. Dal punto di vista delle alleanze, l'unica cosa che interessa al Cav è mostrare il pugno di ferro con i ''traditori'' di Alfano, e sembra pertanto non voler concedere aperture ad alleanze con Ncd e centristi in vista delle regionali, tranne che per rare eccezioni (forse solo in Campania).

Anche il Nuovo Centro Destra non è certo in buone condizioni. Già bassissimo nel livello dei consensi, riesce addirittura a dividersi al proprio interno, ondeggiando tra la propensione a seguire Renzi sulla scia dell'esperimento delle larghe intese da una parte, e dall'altra la voglia di ritornare con gli ex alleati di Forza Italia per far rinascere il centrodestra italiano. In entrambi i casi, c'è dietro l'angolo lo spettro della scomparsa e dell'assorbimento in forze più grandi. Ma dall'aria che si respira, sembra che la cosa non preoccupi più di tanto, e in molti – anche ai piani alti del partito – non celano quanto meno l'esistenza di un dubbio forte sulla durata dell'esperimento politico.

La Lega di Salvini e Fratelli d'Italia, infine, viaggiano per conto loro, guadagnandosi consensi in maniera del tutto autonoma sulla linea anti-europeista e anti-immigrazione.

È dunque il buon senso, prima di tutto, a suggerire in uno scenario così frammentato l'ipotesi di ricostruire i cocci è quanto mai debole. Non è realistica, perché non garantisce nessun effetto, e soprattutto non si capisce quale sarebbe la base ideale che possa permettere a realtà così distanti di rimettersi insieme.

Il dato da cui partire è un altro: in Italia l'elettorato di centrodestra, l'elettorato che potremmo definire «liberale», esiste, ed è molto più unito di quanto la politica non riesca a capire. Come moltissimi commentatori hanno rilevato a più riprese, questo elettorato un po' è rimasto fedele ai partiti di centrodestra, un po' se ne è allontanato rifugiandosi nell'astensionismo, un po' (non poco) ha accettato la sfida di cambiamento di Matteo Renzi, fregandosene della distinzione tra destra e sinistra. Ma nonostante ciò rimane un elettorato unito, unito cioè da alcuni principi che, se venissero portati avanti con autorevolezza e credibilità da un leader di centrodestra, basterebbero ad avere ancora un blocco unitario con un proprio consenso forte. E i principi sono la preminenza del privato rispetto al pubblico, l'insofferenza per lo Stato con i suoi lacci e le sue tasse, la voglia di un minimo di ordine nella società e nelle famiglie. E altri ancora; ma questi innanzitutto. Sia Berlusconi (con il suo combattere solo contro le tasse sulla casa e con le sue foto in compagnia di Luxuria), sia Alfano (debolissimo sul tema tasse, e responsabile di una politica sbagliata sul tema immigrazione) sembrano lontani dal capire oggi il loro stesso elettorato potenziale.

Probabile che al centrodestra convenga lasciar passare l'infatuazione per Renzi, e accettare di buon grado le sconfitte nelle prossime tornate elettorali. Tentare soluzioni per ricompattare un'area politica lacerata sarebbe inutile. Nel frattempo, però, messi da parte i cocci, allora dovrà partire l'opera di rifondazione. E per questo sarà indispensabile tornare a capire e a dare corpo ai quei principi che nell'elettorato ci sono e sono ancora forti.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.