LEGGE DI STABILITA' | 16 Ottobre 2014

Fino all'ultimo centesimo

Renzi esulta, Padoan applaude. Ma ora mantengano le promesse

di ROBERTO BETTINELLI

Renzi, si sa, è l’uomo degli annunci. Per indole, e anche per strategia, è abituato a spararle grosse. Nel suo caso funziona. E’ diventato premier a 40 anni mica per niente. Ma il ministro dell’Economia Padoan è tutto tranne che un guascone. Parla piano, è prudente, timido. Insomma, l’ex docente della Sapienza è il contrario del vulcanico Renzi. 

Al premier Padoan deve molto dal momento che l’ha voluto alla guida del dicastero più importante. Ma un conto è guadagnarsi il pane con un’onorata carriera accademica, un altro poter decidere il bilancio del proprio paese. Ed questo il sogno di ogni economista che si rispetti. Molto più di una cattedra. E’ qui che si capisce se uno ha la stoffa per essere qualcosa di più di un docente universitario o di un alto funzionario dell’Ocse e dell’Fmi. 

Renzi comanda e Padoan non può dire di no. Ma non c’è ragione di andare oltre un normale e garbato scetticismo quando il ministro dell’Economia afferma che le coperture per la manovra da 36 miliardi di euro ci sono. 

Fiducia quindi, ma con riserva. D’altronde il primo a farlo è stato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che ha ribadito come nella manovra del governo Renzi sono contenute misure che le aziende aspettavano da anni. Ci sarebbe da chiedersi perchè non sono state prese prima. 

Ma vediamola un po’ la supermanovra. La cifra totale è da capogiro: 36 miliardi. Sul fronte delle entrate 11 miliardi vengono da un incremento del deficit, misura che certo incontrerà una forte resistenza nell’Europa germanocentrica della Merkel, 15 miliardi dai tagli della spending review e 3,8 miliardi dalla lotta all’evasione. Il resto Padoan conta di racimolarlo con una serie di provvedimenti che riguardano banda larga, gioco, rendite e riprogrammazione. 

Le uscite: la parte da leone spetta al bonus degli 80 euro che il premier ha promesso diventerà stabile e che vale ben 9,5 miliardi, altri 5 miliardi per i tagli all’Irap, 1,9 miliardi per i contributi delle nuove assunzioni a tempo indeterminato più tutta una serie di misure che toccano giustizia, scuola, famiglia e all’interno delle quali sembrano davvero deludenti gli 800 milioni per le partite Iva e i 100 milioni per l’anticipo del Tfr in busta paga.  

Presentata così, la manovra di Renzi non sembra neanche male. Ma nonostante tutta la fiducia che possiamo avere per il premier e il suo ministro dell’Economia, non può bastare. La cifra che interessa il Tfr è a dir poco ridicola come pure quella che dovrebbe alleggerire la pressione fiscale sui liberi professionisti e le partite Iva letteralmente massacrate dal governo Monti. Inoltre, mancano i dettagli. Soprattutto quelli che riguardano i tagli della spending review che andranno a penalizzare gli enti locali con il rischio di alzare le tasse e diminuire i servizi. Non dimentichiamo che quella che doveva essere la panacea del nuovo millennio, ovvero il fisco a misura di territorio, si è rivelata una bufala gigantesca con un aumento delle tasse locali di quasi di oltre il 200% dal 1997 ad oggi come ha denunciato la Cgia di Mestre. La vicenda grottesca della Tasi è solo l’ultimo di una serie di episodi che hanno dell’incredibile e che dimostrano come spesso i governi spesso si fanno belli davanti quando poi sono le amministrazioni locali a dover mettere nuovamente le mani nelle tasche dei cittadini. 

E’ troppo presto per dire se anche Renzi appartiene a questa categoria di politici. Possiamo averne il sospetto, ma aspettiamo a pronunciare il verdetto. Stiamo a quello che promette. E cioè che finalmente si cambia rotta. Padoan dice che i soldi ci sono. Noi ascoltiamo e prendiamo nota. Pronti a rivendicare fino all’ultimo centesimo.   

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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